Sanihelp.it – La conoscenza scientifica è talmente progredita negli ultimi anni da rendere possibile la creazione di un neurone artificiale in grado di mimare perfettamente la funzionalità di una cellula nervosa umana.
La sperimentazione è stata condotta presso il Karolinska Institutet di Stoccolma, dove è stato creato un dispositivo bioelettronico in grado di ricevere e trasmettere i segnali chimici utilizzati dalle cellule neurali umane per comunicare tra loro: infatti, se all’interno del neurone (lungo l’assone) l’informazione viaggia sotto forma di impulso elettrico, la comunicazione da un neurone all’altro dipende dall'azione di segnali chimici chiamati neurotrasmettitori.
«Il nostro neurone artificiale è composto da polimeri conduttori e funziona proprio come un neurone umano – spiega la dottoressa Agneta Richter-Dahlfors, professoressa di Microbiologia cellulare – La componente sensibile del neurone artificiale rileva i cambiamenti dei segnali chimici, traducendoli in impulsi elettrici. Questi impulsi elettrici vengono quindi successivamente tradotti nel rilascio del neurotrasmettitore acetilcolina (un neurotrasmettitore che interviene in numerose funzioni fisiologiche, come la regolazione delle contrazioni cardiache, la peristalsi intestinale, la secrezione ghiandolare, la regolazione della pressione sanguigna, la trasmissione degli impulsi nervosi ai muscoli), il cui effetto sulle cellule umane può così essere monitorato».
Il team di ricerca spera che questo innovativo dispositivo, presentato sulla rivista Biosensors & Bioelectronics, possa contribuire a migliorare l’efficacia delle terapie impiegate nel trattamento delle malattie neurologiche, attualmente basate sull’impiego della stimolazione elettrica tradizionale.
«La sperimentazione proseguirà con il tentativo di miniaturizzare questo dispositivo per consentirne l'impianto all’interno del corpo umano – prosegue la dottoressa Richer-Dahlfors – Prevediamo che in futuro, aggiungendo una tecnologia di comunicazione wireless, il biosensore possa essere collocato in una parte del corpo e monitorare così il rilascio di neurotrasmettitori anche a lunga distanza. In questo modo sarà quindi possibile aprire nuove ed interessanti opportunità per il futuro della ricerca e soprattutto per il trattamento dei disturbi neurologici».