Sanihelp.it -Non c’è nessun legame tra la comparsa del linfoma anaplastico a grandi cellule, ALCL in sigla, e le protesi mammarie. Dopo l’allarmismo dei giorni scorsi, torna il sereno per le donne che convivono con le protesi. »Nessuna evidenza scientifica crea una relazione tra questa rara forma di tumore del sangue e i dispositivi medici utilizzati per aumentare il volume del seno o per ripristinarne la forma, dopo un intervento oncologico», sottolinea Fabrizio Malan, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, SICPRE, che raduna l’80% degli specialisti nel nostro Paese.
Tuttavia, questo tumore esiste e allora è importante, come per tutte le malattie, riconoscerne i sintomi. «Il principale è la comparsa di un rigonfiamento sieroso – spiega Stefania de Fazio, il consigliere della SICPRE che ha rappresentato la Società alla tavola rotonda indetta sull’argomento dal Ministero della Salute – che appare almeno 6 mesi dopo l’intervento. Il rigonfiamento si manifesta in assenza di traumi o infezioni e non è arrossato, né dolente. Dopo aver sentito il chirurgo, le donne che manifestano questo sintomo devono seguire uno specifico iter diagnostico che consiste nell’essere sottoposte ad agoaspirato sotto controllo ecografico. Solo quando la diagnosi è certa, si rimuovono le protesi e la capsula, cioè il tessuto fibroso che le riveste. Questa manovra, in assenza di ulteriori sintomi, è risolutiva per debellare la patologia».
Nessun allarmismo sulla sicurezza delle protesi anche dal Ministero della Salute, che nella sua nota informativa per gli operatori che utilizzano le protesi, diramata il 12 marzo, specifica che »Le protesi mammarie continuano ad esser considerate sicure e sotto questo aspetto non si ravvisano rischi per la salute». A rassicurare ulteriormente, anche la (non) rilevanza numerica. Fabio Santanelli di Pompeo, direttore della scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica presso l’Università La Sapienza di Roma e coordinatore dell’unico centro attualmente di riferimento per l’ALCL snocciola i dati. «Nel 2013, la Scientific Committee on Emerging and Newly Identifiend Health Risks (S.C.E.N.I.H.R.) ha riferito 130 casi nel mondo di ALCL associati a protesi mammarie. Nel 2014, sulla base dei più recenti articoli pubblicati in letteratura, questo numero è salito a quota 173». Ma le ricerche, questa volta con un primato italiano, proseguono.