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L’inquinamento acustico e il rischio ictus

Sanihelp.it – Secondo uno studio pubblicato sulla rivista European Heart Journal e condotto presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine l’esposizione sul lungo termine all’inquinamento acustico può ridurre l’aspettativa di vita.


Gli autori dello studio sono partiti dal presupposto che precedenti studi scientifici hanno rivelato che l’inquinamento acustico, in particolare vivere nei pressi di una strada molto rumorosa, può determinare l’insorgenza di disturbi del sonno e ipertensione.

In questo studio sono stati analizzati i dati di circa 8,6 milioni di persone vissute a Londra fra il 2003 e il 2010: durante questo periodo sono morti circa 450000 adulti, di cui 290000 anziani; circa 400000 sempre in questo periodo sono stati ricoverati in ospedale per problemi di cuore, di queste 180000 erano persone anziane.

I ricercatori hanno valutato l’esposizione al rumore del traffico per queste persone sia di notte che di giorno, ma anche l’esposizione al fumo, all’inquinamento atmosferico e ne hanno valutato anche tutti i possibili fattori di rischio per ictus e problemi cardiovascolari.

Dall’analisi di questa grande mole di dati è emerso che le persone anziane che vivono in zone particolarmente rumorose sono più a rischio di avere un ictus o di morire per altre cause cardiovascolari: lo studio non prova che il rumore sia causa dell’aumentata probabilità di decessi, ma induce a riflettere sul fatto che ridurre l’inquinamento acustico potrebbe migliorare l’aspettativa generale di vita. 

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