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Separati i benefici e gli effetti collaterali della cannabis

Sanihelp.it – Il dibattito tra i sostenitori e i detrattori dell'utilizzo di cannabis per fini farmaceutici si arricchisce di nuovi particolari. A seconda dell'interlocutore, dell'esperto che viene interpellato, si oscilla tra chi pone l'accento sui pregi del THC, principio attivo della canapa, e chi invece concentra la propria attenzione sui suoi difetti. I primi ritengono importanti i suoi effetti analgesici, antispasmodici, broncodilatatori, di stimolazione dell'appetito, anticancerogeni e anticonvulsivanti, che renderebbero la cannabis particolarmente indicata in caso di malattie che comportano dolore cronico, glaucoma, asma bronchiale, inappetenza da AIDS o nausea da chemioterapia: i secondi considerano fondamentale ricordare gli effetti collaterali della sostanza, che comprendono alterazione della percezione della realtà, disturbi cognitivi e psichici, tachicardia, ipotensione, diminuzione delle difese immunitarie e, soprattutto, alta probabilità di sviluppare dipendenza.


Il dibattito, insomma, è destinato ad essere duraturo e dividere l'opinione pubblica e la comunità medica. Ma cosa succederebbe se si riuscisse ad eliminare le controindicazioni della THC, conservandone intatto il potenziale benefico? È quello che si sono chiesti i ricercatori della University of East Anglia, che hanno condotto una sperimentazione con cavie da laboratorio in collaborazione con l'Università Pompeu Fabra di Barcellona per cercare proprio di risolvere la questione. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista specializzata PLOS Biology, si sono rivelati incoraggianti: per la prima volta, infatti, sembrerebbe che gli scienziati siano riusciti ad eliminare gli effetti indesiderati del consumo di cannabis, mantenendo invariate le implicazioni mediche.

Secondo l'analisi in questione, l'azione a livello cognitivo della THC, che comprende perdita di memoria e ansia, è innescata da un meccanismo che sarebbe completamente slegato da quello delle sue azioni benefiche, come quella analgesica. Il principio attivo della cannabis coinvolge sia recettori cannabinoidi sia recettori serotoninergici: l'assenza di un particolare tipo di questi ultimi recettori sembrerebbe ridurre notevolmente gli effetti collaterali del consumo di questa sostanza, aprendo forse la via per un utilizzo medico di una THC sintetica che non comprenda le conseguenze indesiderate. Tuttavia, i ricercatori hanno evidenziato come tale scoperta non debba comunque indurre i pazienti a considerare la sostanza talmente sicura da potersi auto-curare con essa: occorrerà sempre un rigido controllo medico a riguardo.  

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