Sanihelp.it – «L'unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente», cantava Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, in una hit di qualche anno fa, dal titolo «Fango». L'anaffettività rappresenta effettivamente una condizione piuttosto spaventosa, spesso sintomo di altro: si traduce nell'incapacità di sviluppare alcun processo emotivo, cosa che porta l'individuo che ne soffre a non esprimersi, anzi a reprimersi. Può essere spia di un disturbo della personalità, come quello bipolare, o semplice timore di provare e dimostrare affetto verso qualcuno che possa poi deluderci o ferirci.
Non è però questo il caso di Caleb, persona intervistata in questi giorni dalla BBC e affetto da una sindrome piuttosto rara: l'alessitimia, disturbo psicologico che consiste in un deficit di consapevolezza emotiva. In pratica, l'individuo in questione non è in grado di provare alcunché: non ha sentito niente quando ha dato il primo bacio ad una ragazza, niente durante il giorno del matrimonio, niente quando è nato suo figlio. Cinismo? No, vera e propria condizione, descritta per la prima volta nel 1972. Inizialmente gli esperti hanno ipotizzato si trattasse semplicemente della difficoltà di tradurre le proprie emozioni in parole: in pratica, i soggetti affetti di alessitimia proverebbero le stesse cose che prova chiunque altro, ma non riuscirebbero a tradurle a livello concettuale. Una sorta di difficoltà da parte dell'emisfero destro, quello che controlla gli affetti, a comunicare con quello sinistro, che controlla al contrario il raziocinio e, dunque, anche il linguaggio.
Tuttavia, questa descrizione non sarebbe corretta: o, per meglio dire, non sarebbe completa. Oggigiorno sappiamo che esistono vari tipi di alessitimia: quello di cui soffre Caleb, ad esempio, non corrisponde alla caratteristiche sopra descritte, ma risulta proprio in una mancata consapevolezza di ciò che prova. Allo stesso modo, l'alessitimia risulta collegata a vari tipi di patologie, quali ipertensione, ansia, dispepsia, abuso di sostanze, autismo, schizofrenia, deficit d'erezione e disturbi sessuali in genere. Tuttavia, Caleb non soffrirebbe di alcuna di queste condizioni, cosa che lo rende, per utilizzare le sue stesse parole, un «disconnesso consapevole». Handicap che, per lo meno, guardando il lato positivo della questione, lo aiuta in vari ambiti: ad esempio, sottoponendosi a procedure di tipo medico, l'uomo non prova alcun tipo di paura. Tale distacco, a suo dire, lo avvantaggia molto quando si tratta di salute.
Ciò nonostante esiste un'altra faccia della medaglia: vivendo le emozioni in maniera del tutto disinteressata, le sue sensazioni corporee e fisiche risultano in qualche modo ampliate. Questo significa, per esempio, che Caleb, pur non riuscendo a provare malinconia né tristezza, quando non è con la famiglia avverte in maniera netta e distinta un senso di pressione e di stress. A tal proposito, incalzato dalla BBC, ha ammesso che non dev'essere facile per sua moglie la situazione: ciò nonostante lei ha imparato ad accettarla, e lui in cambio le dona quella stabilità e quella tranquillità che un individuo emozionalmente non disfunzionale non riuscirebbe a fornirle.