Sanihelp.it – Uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Psychiatry mette in guardia sui rischi di una prescrizione inappropriata di antipsicotici nei pazienti ultraottantenni, soprattutto se non hanno una diagnosi di disturbo mentale, ma solo di demenza.
Nello studio in questione i ricercatori hanno valutato l’uso di antipsicotici nel periodo compreso fra il 2006 e il 2010, scoprendo che questi farmaci sono stati prescritti il doppio delle volte nei pazienti di età compresa fra gli 80 e gli 84 anni rispetto alle prescrizioni fatte nella fascia di età 65-69; gli antipsicotici aumentano fortemente il rischio di ictus, danni renali e morte per tutte le cause, tutte condizioni che normalmente aumentano di incidenza con il progredire dell’età.
Gli antipsicotici non costituiscono un sollievo per la confusione e l’agitazione delle persone molto anziane; in questi pazienti tali sintomi andrebbero affrontati con trattamenti ambientali e comportamentali anziché farmacologici.
Gli antipsicotici sono il trattamento d’elezione in caso di disturbi mentali, ma tre quarti dei pazienti anziani che hanno ricevuto antipsicotici nel 2010, inclusi in questo studio, non avevano diagnosi di disturbi mentali.
Lo studio ha evidenziato come spesso la prescrizione di antipsicotici non è fatta da psichiatri che prescrivono questi farmaci con molta oculatezza; è bene ricordare che l’uso degli antipsicotici in caso di demenza può aumentare il rischio di mortalità.