Sanihelp.it – La sindrome da deficit di attenzione ed iperattività, conosciuta anche con il suo acronimo di ADHD, rappresenta un disturbo relativamente recente: o comunque su cui ultimamente si sono accesi i riflettori in maniera più decisa. Talmente decisa che, oggigiorno, si diagnostica anche laddove non sarebbe necessario: anche laddove il bambino sia semplicemente un po' immaturo per la sua età. Il problema è che, legati a queste diagnosi inutili, verrebbero prescritti farmaci altrettanto inutili per trattare le caratteristiche tipiche della condizione, che vanno da un'eccessiva impulsività ad una agitazione estrema, fino all'impossibilità di rimanere concentrati sui compiti che vengono assegnati da genitori o maestre.
Secondo il Telegraph, solo nel Regno Unito, sono 400 mila i bambini che hanno subito una diagnosi di ADHD: una percentuale che va dal 3% al 7% della popolazione al di sotto di una certa età. Una statistica che fa ben capire l'enormità delle diagnosi. Un altro dato interessante è quello riguardante i farmaci solitamente prescritti per la cura del disturbo, come il Ritalin, che negli ultimi dieci anni sono addirittura raddoppiati. Il problema dell'eccessiva leggerezza con cui i medici le prescrivono sarebbe legato anche agli effetti collaterali che esse scatenano: inconvenienti quali perdita di peso, tossicità a livello epatico, rallentamento nel raggiungimento della pubertà e, addirittura, in alcuni casi, propositi suicidi.
Uno studio condotto a Taiwan dal Dipartimento di Psicologia del Taipei Veterans General Hospital ha aggiunto nuovi particolari su questo boom di diagnosi. Da una ricerca che ha coinvolto circa 400 mila ragazzi di età compresa tra i 4 e i 17 anni, si è scoperto come il mese di nascita influenzi notevolmente l'incidenza della condizione. Se per i nati a settembre la percentuale si attesta sul 2.8%, per quelli nati ad agosto la statistica schizza fino a 4.5%. Una possibile interpretazione di questi dati suggerisce che la diagnosi possa essere influenzata da ciò che pensano maestri e professori del comportamento di quei ragazzi che sono quasi un anno più giovani rispetto ai compagni di classe, in base all'anno scolastico. Dunque, magari, l'impulsività che dimostrano è semplicemente legata ad un'immaturità: ma essa non necessita di alcun farmaco che la curi, e può essere combattuta solo attendendo con pazienza che trascorra il tempo necessario al bambino per crescere.