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SIMG: un documento per affrontare questa fase di coronavirus

Sanihelp.it – In questi giorni così frenetici e confusi sembra che la corsa al tampone sia la soluzione a tutto: troppo spesso si dimentica che l’antigenico prima dei 4 giorni dall’esposizione all’eventuale pericolo, rileva molto poco.


Altrettanto spesso anche se si scopre la positività, non ne segue alcun tracciamento e si continua a fare una gran confusione fra quarantena e isolamento.

Per questo la Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie, in un documento ricorda ai medici e agli assistiti come comportarsi in questa fase della pandemia.

Ecco perchè la SIMG invita i pazienti a frequentare gli studi medici solo per reali necessità non differibili e, in caso, evitando affollamenti in sala di attesa e all’ingresso; per le ricette per terapie abituali si può ricorrere a telefono o mail, così come per la trasmissione di risultati di accertamenti diagnostici e consulenze.

é  fondamentale aggiornare regolarmente sugli stadi vaccinali, visto che la 3a dose si conferma estremamente efficace nel proteggere dalle forme cliniche gravi di Covid-19, evitando complicazioni polmonari e ricoveri in caso di contagio.

In caso di sintomi anche lievi che possano far pensare al Covid è necessario isolarsi e contattare tempestivamente il proprio medico, il cui consulto è indispensabile prima di intraprendere qualsiasi iniziativa personale.

L ’accesso deve essere programmato e limitato ai soli pazienti muniti di mascherina e dopo igienizzazione delle mani; ancora meglio se si possano attivare sistemi di rilevazione della temperatura.


La distanza in sala d’attesa tra ogni individuo deve essere deve essere superiore a 2 metri e la permanenza non deve superare i 15 minuti.

Altre prassi da adottare sono una frequente areazione dei locali, la disinfezione di tutte le superfici (sedie, tavoli, maniglie) con disinfettanti a base di cloro (ipoclorito di sodio 0,01%), l’uso di precauzioni standard per la diffusione delle malattie trasmissibili per via aerea (mascherine FFP2, schermature).

Nel caso in cui un paziente presente in studio presenti sintomi sospetti (respiratori, simil influenzali e/o febbre) deve essere immediatamente munito di mascherina FFP2, isolato dagli altri o, ancor meglio, rinviato a domicilio.

Ogni paziente che accede allo studio deve essere trattato sempre come caso sospetto e si dovrà effettuare un’indagine epidemiologica sui contatti degli ultimi giorni, richiedendo un tampone molecolare laddove ritenuto opportuno.

I pazienti con sintomi sospetti o confermati con Covid-19 devono essere gestiti a distanza nei limiti del possibile; in caso di necessità di visita domiciliare devono essere adottate scrupolosamente misure precauzionali con tutti i dispositivi di protezione individuale (mascherina FFP2/FFP3, guanti, occhialini, camice monouso); avere con sé solo la strumentazione strettamente necessaria (fonendoscopio, sfigmanometro, pulsossimetro, carta e penna) in una borsa da disinfettare successivamente, così come tutte le attrezzature; limitare la presenza di familiari; far indossare al paziente la mascherina; rimuovere i DPI secondo idonea procedura e smaltirli come rifiuti speciali.

In attesa di approvazione da parte delle autorità competenti di nuovi antivirali, i medici di famiglia hanno un ruolo fondamentale anche nella attivazione del tracciamento e nell’indirizzare i pazienti vulnerabili alla somministrazione degli anticorpi monoclonali, unico strumento terapeutico oggi a disposizione.

Pertanto, la gestione di qualunque paziente deve iniziare con la valutazione immediata dell’indice di fragilità (vulnerability index) per  l’inizio del trattamento entro 5 giorni, e comunque non oltre 10 giorni dall’inizio dei sintomi.

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FonteSIMG

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