Sanihelp.it – Oltre il 40% dei pazienti acalasici sottoposti a intervento chirurgico endoscopico POEM (Per-Oral Endoscopic Myotomy) in cui alla rimozione della valvola gastroesofagea non ne segue una sua sostituzione, rischiano di sviluppare reflusso gastoesofageo che può favorire la formazione, anche se dopo molti anni, dell’adenocarcinoma dell’esofago.
Il Professor Sandro Mattioli, direttore del polo dedicato alle patologie e alla chirurgia esofagea di Maria Cecilia Hospital lancia l’allarme:«I dubbi circa gli effetti secondari che un intervento di miotomia (come ad esempio è la POEM, miotomia endoscopia per orale) può portare sono stati avanzati da diversi gruppi indipendenti di fama internazionale. Dopo i primi anni di entusiasmo per la POEM oggi gli specialisti di tutto il mondo si chiedono se per curare una malattia, la acalasia, non si crei una seconda malattia, il reflusso gastroesofageo».
In un recente editoriale pubblicato su Endoscopy, una importante rivista internazionale, tre esperti si chiedono se con la POEM, per curare la acalasia, si crei un modello umano di metaplasia della mucosa dell’esofago (esofago di Barret), ovvero una trasformazione delle cellule dell’esofago che aumenta il rischio di un tumore maligno (adenocarcinoma) da 30 a 100 volte.
«Con la POEM – spiega con semplicità Mattioli – il chirurgo elimina la porta difettosa che divide esofago e stomaco risolvendo il problema dell’acalasia. Tuttavia, continua, non avere più tale barriera espone le pareti dell’esofago al continuo insulto acido dello stomaco. Si può ritenere che nel paziente acalasico in cui i nervi della motilità sono stati distrutti e quindi il reflusso resta a lungo nell’esofago, il rischio di sviluppare il cancro sia molto alto».
Esiste tuttavia un’altra opzione, chirurgica, proposta dal gruppo chirurgico coordinato dal prof. Mattioli e da lui stesso messa a punto nel 1979, che attualmente è impiegata dal 76% dei chirurghi che pubblicano su riviste in lingua inglese.
«Si tratta dell’intervento di Heller Dor. In questo caso alla miotomia (secondo Heller) segue l’impianto di una nuova porta (secondo Dor) per dividere stomaco ed esofago. La porta funziona come quelle dei saloons, aprendosi e chiudendosi al passaggio del cibo e preservando l’epitelio dell’esofago dall’acidità dello stomaco». Questa tecnica chirurgica viene eseguita con il controllo delle pressioni in esofago (la manometria intra-operatoria), che consente di modulare al meglio le aree di incisione e la tensione delle suture.
Conclude Mattioli: «con la Heller Dor il nostro gruppo ha ottenuto risultati a lungo termine, oltre 20 anni, eccellenti/buoni nel 95% dei pazienti».