Sanihelp.it – Booster, anticorpi, dose aggiuntiva, efficacia vaccinale: sono queste le parole e i concetti con i quali tutti stiamo familiarizzando.
Avere dubbi relativamente a questi concetti non fa che aumentare la sfiducia e la non adesione alla campagna vaccinale.
Ecco perché la SIBIOC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) ha messo a punto un documento redatto a cura del Prof.Giuseppe Lippi, coordinatore del gruppo operativo sul Covid 19 di SIBIOC e della Task Force IFCC (International Federation Clinical Chemistry and Laboratory Medicine), presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Verona.
Nel documento si chiarisce che per efficacia vaccinale si intende la capacità di un vaccino di prevenire lo sviluppo di forma sintomatica di malattia in almeno il 50% della popolazione vaccinata.
I vaccini contro il COVID-19 hanno un’efficacia immediata superiore a 80-90%, ben superiore quindi a quella dei vaccini contro l’influenza, la cui efficacia è solitamente compresa tra 50-60%.
In genere la massima efficacia vaccinale è raggiunta da 7 a 28 giorni dopo il completamento del ciclo di vaccinazione primaria.
Tutti però, vorremmo sapere quanto dura la protezione vaccinale.
A riguardo, al momento, non esistono ancora evidenze definitive e, soprattutto, non è possibile generalizzare, poiché la risposta immunitaria al vaccino dipende da molte variabili individuali, tra cui sesso ed età (sembrano rispondere meglio i giovani e le donne), livello di efficienza del sistema immunitario, presenza di patologie.
Alcuni dati dimostrano come l’efficacia vaccinale si attenui progressivamente nel tempo, riducendosi ad esempio da 90% a 50% contro il rischio di sviluppare forme sintomatiche di COVID-19 a 5-6 mesi dal completamento del ciclo di vaccinazione primaria.
Questa riduzione si riflette specularmente nel progressivo calo della risposta anticorpale, giacché il titolo degli anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 cala anch’esso progressivamente nel tempo (di oltre l’80% rispetto al picco).
Si stima che dopo 7-9 mesi, oltre il 50% della popolazione vaccinata possa aver perduto la protezione anticorpale.
Ed è questo il motivo per il quale è stata inoculata, già a molti, la dose Booster.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per dose booster di vaccino s’intende una dose aggiuntiva somministrata a una popolazione vaccinata che abbia completato un ciclo di vaccinazione primaria.
La dose booster di vaccino è utilizzata dopo un certo periodo di tempo dall’ultima dose del ciclo primario, onde ripristinare immunità e efficacia vaccinale a livelli simili (o anche superiori) a quelli ottenuti con il ciclo di vaccinazione primaria.
La progressiva riduzione temporale dell’efficacia vaccinale (riflessa specularmente dal calo del livello di anticorpi neutralizzanti il virus) espone i soggetti a un rischio gradualmente incrementale di contrarre il virus e soprattutto di sviluppare forme sintomatiche o gravi di COVID-19.
Studi recente dimostrano come la somministrazione di una dose booster di vaccino a 5-6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario sia in grado di ridurre del 90% il rischio di contrarre il virus e del 93% quello di ammalarsi di COVID-19.
La dose booster di vaccino diviene poi assolutamente essenziale per ripristinare le difese immunitarie contro varianti del virus nuove e più infettanti.
Dati preliminari dimostrano come la dose booster possa restaurare la protezione vaccinale a valori superiori al 90% contro l’infezione da Omicron.