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Riprogrammare le cellule del cervello contro il Parkinson

Metodo testato con successo su cavie da laboratorio

Sanihelp.it – Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa, a sviluppo lento ma progressivo, che coinvolge, principalmente, alcune funzioni come il controllo dei movimenti e dell'equilibrio; i suoi sintomi sono forse noti da migliaia di anni – una prima descrizione del Parkinson sarebbe stata trovata in uno scritto di medicina indiana risalente a circa cinquemila anni prima di Cristo – eppure, nonostante gli sforzi in campo medico, a tutt’oggi non esiste una cura e le terapie a disposizione sono solo di tipo palliativo.


Per questo motivo, la scoperta recentemente fatta al Karolinska Institute di Stoccolma potrebbe risultare di importanza storica. Stando a quanto dichiarato dai ricercatori svedesi, pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, essi sarebbero riusciti a riprogrammare alcune cellule cerebrali trasformandole in neuroni dopaminergici, ossia neuroni capaci di generare dopamina, il neurotrasmettitore prodotto proprio dalle cellule che vengono distrutte dal morbo stesso. Se la scoperta dovesse venire confermata, gli scienziati, coordinati dal professor Ernest Arenas, avrebbero gettato le basi per una potenziale terapia alternativa in grado di contrastare la diffusissima patologia neurodegenerativa; infatti, mentre le terapie sperimentali correnti puntano sulla sostituzione dei neuroni tramite trapianto, quella dei ricercatori svedesi si baserebbe sull’introduzione di geni e molecole capaci di trasformare cellule già presenti nel tessuto cerebrale, nello specifico gli astrociti. Gli astrociti, infatti, hanno principalmente un ruolo di rinforzo del sistema nervoso centrale e della barriera ematoencefalica, ed essendo molto numerosi rappresentano il ‘bersaglio’ ideale per la conversione in neuroni dopaminergici indotti.

Gli esperimenti sino ad ora condotti – sia su astrociti di topo, sia su quelli umani – hanno dato risultati incoraggianti; in particolari i roditori, affetti da una patologia simile al Parkinson, una volta trattati hanno iniziato a recuperare coordinazione e controllo motorio. Saranno necessari ulteriori approfondimenti prima di passare alla fase clinica, ma l’ottimismo tra i ricercatori è decisamente alto.

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