Sanihelp.it – L’efficacia del test è stata confermata da uno studio multicentrico cui hanno aderito 17 istituti di neonatologia in Italia e, pertanto, si può concludere trattasi di un esame i cui risultati sono garantiti: grazie a un semplice prelievo del sangue si saprà immediatamente se un neonato è affetto da una qualche forma di cardiopatia congenita.
La ricerca, di recente pubblicazione sull’autorevole Journal of Pediatrics, ha dimostrato che questo test, da impiegare prima che madre e figlio lascino l’ospedale, è in grado di aumentare le possibilità di rilevare eventuali cardiopatie congenite di ben il 71%. Ciò è di fondamentale importanza, se si pensa che molti studi scientifici hanno dimostrato che una diagnosi immediata di questa malattia consente di ridurre la mortalità, nei bambini che ne sono affetti, di una percentuale variabile tra il 15 e il 20%.
Dato che la maggior parte delle cardiopatie congenite può determinare una riduzione di ossigeno nel sangue, l’esame si effettua semplicemente tramite la rilevazione, nei primissimi giorni di vita del bambino, della quantità di ossigeno presente nel sangue arterioso; ciò grazie a un’apparecchiatura medica, non invasiva, chiamata pulsossimetro. Si tratta di una tecnica semplice, rapida e a costo zero, che aumenta la possibilità di intervenire chirurgicamente quando il neonato non è ancora scompensato, con una significativa riduzione dei rischi di mortalità.
Le cardiopatie congenite sono malformazioni già presenti alla nascita di cui, secondo le statistiche, soffrono 8 neonati su 1000. Le cause di questa patologia non sono ancora completamente conosciute; anche se alcune malformazioni trovano riscontro in alterazioni di piccole parti dei cromosomi. Prendono il nome di »congenite» perché sono presenti già nella vita intrauterina. Al di là di quali possano essere le cause, l'origine di tutte le cardiopatie è un’anomalia di formazione e di sviluppo del cuore durante la vita embrionale e fetale tra la seconda e la nona settimana di gestazione.