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Studiare allena la mente e protegge il cuore

Un motivo in più per trascorrere tempo sui banchi

Sanihelp.it – Studiare apre la mente, e solitamente è la chiave per avere le maggiori probabilità di successo nella vita, al netto di conoscenze importanti e fattori ambientali incalcolabili. Chiunque abbia trascorso qualche ora sui banchi può affermare che, per quanto faticosa possa essere, la scuola sia il luogo dove durante l'infanzia e l'adolescenza facciamo quelle esperienze che ci accompagneranno per tutto l'arco della nostra esistenza. Gli anni della formazione sono tra i più belli da ricordare una volta adulti: e non per forza o non esclusivamente per quello che accadeva al di fuori della classe, o nelle lunghe vacanze estive. Alcuni libri, alcuni insegnamenti, ci segnano nel profondo: e chiunque riesca a ritagliarsi anche una volta cresciuto un po' di tempo per imparare qualcosa di nuovo, mantiene il cervello allenato evitando l'appiattimento precoce delle proprie facoltà intellettive.


Tuttavia non è solo per una questione meramente cognitiva che studiare è importante: investire tempo sui libri o cercando di imparare nuove lezioni fa bene persino alla salute cardiovascolare. Secondo uno studio pubblicato recentemente sulla rivista specializzata British Medical Journal e condotto dai ricercatori dell'Imperial College di Londra in collaborazione coi colleghi dei prestigiosi atenei di Cambridge, Oxford e Bristol, 3,6 anni di formazione in più si traducono in un minor rischio di infarto e ictus. Questo perché chi studia di più presenta solitamente un indice di massa corporea e una pressione sistolica minori.

Per giungere a questa conclusione sono stati portati avanti in parallelo studi di tipo statistico su 200 mila individui britannici, e di tipo genetico su circa 1 milione di soggetti appartenenti per lo più all'Unione Europea. Al termine dell'analisi, gli scienziati avrebbero scoperto come chi studia di più presenta un rischio minore di ammalarsi di patologie cardiovascolari: in particolare, 3,6 anni in più sui banchi possiede una probabilità minore di infarto di circa un terzo rispetto alla media. Le motivazioni? Uno stile di vita più sano che comporta più esercizio fisico e minor impatto del vizio del fumo, ma anche l'ipotesi di una maggiore consapevolezza riguardo l'importanza della diagnosi precoce.

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