Sanihelp.it – L’Italian Obesity Network, il gruppo scientifico coordinato dall’ADI, Associazione italiana d Dietetica e Nutrizione clinica ha chiuso lo scorso 14 giugno il primo Forum nazionale Obesità, dalla città di Matera capitale europea della cultura 2019.
Quello che è emerso dal forum è tutt’altro che confortante.
«I numeri dell’obesità nel nostro Paese hanno raggiunto livelli preoccupanti parliamo di circa 5,4 milioni di italiani adulti obesi e oltre 23 milioni in eccesso di peso – ha dichiarato Giuseppe Fatati, presidente IO-Net – Eppure l’Italia non ha ancora un piano strategico per affrontarla, la maggior parte degli interventi politici adottati fin’ora si sono sempre focalizzati sulla dieta, sull’esercizio e sulla prevenzione. I farmaci anti-obesità non vengono rimborsati dal sistema sanitario nazionale e il ricorso alla chirurgia bariatrica è disponibile per gli adulti con BMI superiore a 40, oppure superiore a 35, ma affetti da una o più patologie legate al sovrappeso, quando gli sforzi precedenti di perdita di peso non sono riusciti».
La maggioranza delle persone obese che si rivolge a un medico, purtroppo, lo fa solo nel momento in cui accusa i sintomi di malattie correlate quali diabete, ictus, ipertensione o tumori. Un meccanismo che non è più ammissibile in un sistema sanitario come quello italiano che ad oggi non riconosce ancora l’obesità come una malattia altamente invalidante e che rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie non trasmissibili
«Per affrontare l’obesità è necessario investire sulla formazione, sull’ampliamento e sul coordinamento delle organizzazioni sanitarie del Paese affinché vengano offerti ai pazienti cure e trattamenti appropriati e omogenei su tutto il territorio – aggiunge Giuseppe Fatati – Non tutte le strutture sanitarie sono ancora dotate di centri di dietetica e nutrizione clinica, mentre tra quelle esistenti sono rari i casi di reale interdisciplinarità degli ambiti medici. Solo riconoscendo l’obesità come malattia possiamo rendere omogenea l’assistenza sanitaria e abbattere le barriere dei sensi di colpa, dei pregiudizi socio-culturali che fino ad oggi hanno guardato al problema solo dal punto di vista estetico e non clinico».