Sanihelp.it – Ovunque si sottolinea come mantenere l’idratazione sia fondamentale. Ma le acque non sono tutte uguali: parola del dottor Alessandro Zanasi, direttore sanitario delle Terme di Cervia e direttore del Centro per la cura della tosse del Sismer di Bologna. Lo specialista smentisce alcune bufale legate all’idratazione. «Punto primo: non è vero che le acque ricche di calcio farebbero venire i calcoli ai reni. Questo tipo di acqua è stato inutilmente demonizzato. È importante assumere calcio e l’acqua può apportare anche dal 30 al 50% del fabbisogno giornaliero. Soprattutto chi, per vari motivi, non può consumare latticini, può integrare così la dieta».
Punto secondo: le acque povere di sodio. «Potenza del marketing, con il quale sono riusciti a imporre l’idea secondo cui sarebbe meglio bere acque con residuo fisso basso e iposodiche. È vero, la dieta è in genere troppo salina, ma non è così che miglioriamo la situazione. Se necessario eliminiamo il panino al salame con i suoi 4 grammi di sale, per esempio, e smettiamo di credere che pochi milligrammi di sodio disciolti in acqua possano fare la differenza.
L’acqua dei nostri rubinetti è garantita e generalmente di buona qualità, anche se in Italia per legge deve essere trattata con cloro per mantenere le sue caratteristiche igieniche, dal momento che scorre nelle tubature: questo fatto può alterarne il sapore. La composizione dell’acqua proveniente dall’acquedotto cambia periodicamente i suoi parametri – pur rimanendo all’interno di precisi criteri – a seconda del luogo di approvvigionamento e del periodo dell’anno. Ci sono controlli, è sicura, ma non ha etichette: se ho bisogno di sapere esattamente cosa sto bevendo devo rivolgermi alle acque in bottiglia, i cui valori sono ben specificati e si mantengono costanti nel tempo».
E le acque termali? «Per lungo tempo questa loro caratteristica non è stata sufficientemente ribadita, ma oggi la ricerca scientifica ha prodotto una mole di pubblicazioni tale che non ci sono più dubbi. Non è un caso se il Ministero della Salute ha ufficialmente inserito i trattamenti con acque termali tra le prestazioni riconosciute dal SSN, con tanto di convenzione.
Esistono, in Italia, due tipi di acque, le sulfuree e le salsobromoiodiche. Queste ultime, presenti nello stabilimento di Cervia, hanno molteplici usi. Dalle cure inalatorie per le faringiti, tonsilliti, laringiti, otiti e bronchiti, alla vasca termale o ai fanghi per l’artrosi, la riabilitazione motoria, il benessere dell’apparato genitale femminile, o i percorsi vascolari per le insufficienze venose o arteriose. Un altro capitolo riguarda la psoriasi: diminuiscono le ricadute e le riacutizzazioni, migliora lo stato generale e i malati possono permettersi di assumere meno farmaci, riducendo così gli effetti collaterali e i costi».