Sanihelp.it – L’autismo rappresenta una delle sindromi più complesse e, nelle forme più gravi, difficilmente gestibili che emergono nell’età evolutiva: i bambini e le bambine con autismo presentano forti difficoltà nell’interazione reciproca, nella comunicazione e nelle attività di gioco. Il linguaggio verbale, quando presente, risulta spesso non adeguato al contesto e le attività di gioco sono per lo più di tipo ripetitivo, con isolamento rispetto ai coetanei. Dato che le manifestazioni dell’autismo sono molto varie, è più corretto parlare di ‘Disturbi dello Spettro Autistico’ (ASD).
Da diversi anni molti studi scientifici si sono concentrati sul fatto che nei soggetti autistici è spesso presente uno squilibrio qualitativo-quantitativo nella composizione del microbiota intestinale, ciò li porterebbe, presumibilmente, a sviluppare sintomi ancora più marcati. E’ sulla base di questa evidenza che un team di ricercatori della National Yang-Ming University di Taiwan ha iniziato a chiedersi quale potesse essere il ruolo effettivo della flora intestinale nelle manifestazioni del disturbo e se vi fosse un nesso causale nella sintomatologia.
Gli scienziati taiwanesi hanno così condotto uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista Nutrients, al fine di valutare gli effetti di un particolare ceppo di batteri buoni, il Lactobacillus Plantarum PS128, sui sintomi legati ai Disturbi dello Spettro Autistico nella popolazione pediatrica. Per fare ciò i ricercatori hanno suddiviso in due gruppi 71 bambini con diagnosi di ASD, di età compresa tra i 7 e i 15 anni. Ai bimbi del primo gruppo è stato fatto assumere il probiotico, mentre agli altri un semplice placebo privo di qualsiasi effetto.
A 4 settimane dall'inizio dell'esperimento, in chi aveva seguito il trattamento a base di Lactobacillus Plantarum PS128 si è verificato un miglioramento nella capacità di utilizzare oggetti e materiali della vita quotidiana, una riduzione dell’iperattività, dell’impulsività e della tendenza a violare le regole, nonché un miglioramento sotto l’aspetto del contatto relazionale. Gli studiosi hanno poi effettuato una sotto-analisi per fasce d’età, dalla quale è emerso che i bambini più piccoli, ossia dai 7 ai 12 anni circa, grazie al Lactobacillus Plantarum PS128, riportavano risultati ancor più soddisfacenti, a dimostrazione del fatto che è necessario intervenire precocemente per ottenere maggiori benefici.