Sanihelp.it – L’esposizione alle radiazioni emesse dai ripetitori delle compagnie di telefonia mobile e a quelle dei cellulari stessi determinerebbe un aumentato rischio di tumori al cuore e al cervello di circa l’1,4%. E’ quanto emerso da uno studio appena publicato su Environmental Research ed effettuato dall’Istituto Ramazzini di Bologna, studio che conferma i risultati dello statunitense National Toxicologic Program.
Per giungere a questa conclusione, i ricercatori del Ramazzini hanno indagato l’impatto su cuore e cervello di radiofrequenze mille volte inferiori a quelle analizzate nello studio americano. Per fare ciò hanno esposto quasi 2500 topi di laboratorio, per tutta la durata della loro vita, a radiazioni Gsm da 1.8 GHz, ossia quelle delle antenne di telefonia mobile: lo studio è stati eseguito ‘mimando’, per quantità e qualità, l’esposizione a cui mediamente sono quotidianamente sottoposti gli italiani nei loro ambienti di vita e di lavoro.
Ebbene, i ricercatori hanno notato aumenti statisticamente significativi nell'incidenza degli schwannomi maligni – tumori rari delle cellule nervose del cuore – nei ratti maschi; oltre a ciò si è registrato un aumento dell'incidenza di altre lesioni, già riscontrate dal National Toxicologic Program: l'iperplasia delle cellule di Schwann, sia nei ratti maschi sia nelle femmine, e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine.
Pertanto gli scienziati lanciano un appello all’industria affinché, per quanto riguarda i cellulari, investa non solo nel miglioramento della tecnologia, ma anche in strumenti di salvaguardia: gli auricolari, ad esempio, riconosciuti come strumento per ridurre l’impatto delle emissioni sull’organismo dell’utilizzatore, potrebbero essere migliorati e resi di più facile utilizzo. Un ulteriore appello va alle agenzie regolatorie, affinché diano valutazioni più puntuali dei limiti a cui può essere esposta la popolazione e aiutino a realizzare strumenti per ridurre i livelli di esposizione.