Sanihelp.it – Gli esperti SIOMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello scheletro) riuniti per il XVIII congresso nazionale, invitano a non sottovalutare le fratture in età pediatrica.
Circa il 42% dei ragazzi e il 27% delle ragazze sostengono una frattura tra 0 e 16 anni, generalmente conseguenti ad eventi traumatici.
«La causa di questa suscettibilità alle fratture è da ricercare nei processi di morfogenesi e di accrescimento delle ossa, che in alcune fasi presentano fragilità causata da un rapido accrescimento, carenza di vitamina D, carenze nutrizionali ed obesità – spiega il Professor Stefano Gonnelli, Presidente SIOMMMS – Più raramente le fratture nei bambini possono essere la manifestazione di osteoporosi primitiva, dovuta ad un difetto scheletrico di origine genetica, o secondaria come complicazione di malattie croniche acquisite quali celiachia, malattie reumatiche giovanili, malattie neuromuscolari o patologie endocrine».
Devono suonare, dunque, come dei veri e propri campanelli d’allarme la presenza di fratture ricorrenti e dolori ossei.
Una storia di fratture clinicamente significativa delle ossa lunghe (2 o più dopo i 10 anni d’età o 3 o più dopo i 16 anni d’età) o vertebrali da compressione, possono indicare la presenza di osteoporosi pediatrica.
Tale diagnosi va supportata anche attraverso la definizione di criteri densiometrici definiti con un valore Z-score della BMC inferiore o uguale a -2.0 adeguato a età, sesso e dimensioni corporee, a esami di laboratorio quali il dosaggio di 25-idrossi di vitamina D, paratormone ed esami di screening per la celiachia, e infine da test genetici.
Alla diagnosi deve poi seguire un corretto approccio terapeutico.
Il gold standard terapeutico per l’età pediatrica è rappresentato dalla supplementazione di Vitamina D e calcio e dall’utilizzo di bisfosfonati, classe di farmaci che si è dimostrata in grado di aumentare la massa ossea e di influenzarne positivamente l’accrescimento.
In questo campo, in ogni caso, sono necessari ulteriori studi clinici.