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Sin da piccolissimi riconosciamo frasi complesse

Il nostro cervello è predisposto al linguaggio

Sanihelp.it – Si sa che il cervello di noi umani è intrinsecamente predisposto al linguaggio: molti studi hanno dimostrato che solo gli esseri umani sono capaci di comprendere strutture sintattiche complesse all'interno di una frase; gli altri primati, invece, si limiterebbero all'apprendimento di singoli vocaboli o di alcune loro combinazioni elementari. Un recente studio, pubblicato su Science Advances, dimostra che questa peculiarità umana sia presente già nei bambini molto piccoli.


Gli autori della ricerca, coordinati da Claudia Männel del Max-Planck-Institut per le Neuroscienze e le scienze cognitive umane di Lipsia, si sono concentrati su una particolare struttura sintattica, denominata 'frase incassata' o embedding: struttura che si presenta quando c'è una proposizione subordinata che separa il soggetto e il verbo della proposizione principale, ad esempio: 'Queste scarpe [che indosso spesso] sono molto belle' è un esempio di embedding (indicato tra parentesi quadre).

Partendo dal presupposto che solo gli esseri umani sono in grado di comprendere frasi contenenti embedding, i ricercatori hanno cercato di capire a quale età possa maturare questa competenza. Per farlo hanno fatto ricorso al tempo di fissazione visiva, ossia alla quantità di tempo in cui il bambino fissa lo sguardo su un particolare. Questo permette di rilevare quando egli si accorge di un 'errore', introdotto appositamente dai ricercatori, in un fenomeno che dovrebbe essere regolare e prevedibile: se il bambino si accorgono delle differenze, vuol dire che ha già una conoscenza implicita della regola.

La difficoltà, per i linguisti, consisteva nel fatto che in questo caso si trattava di rilevare una capacità linguistica con un test non linguistico. Männel e colleghi hanno perciò presentato a un gruppo di 38 bambini di pochi mesi di vita sequenze di cinque o sette suoni, creando embedding mediante specifici arrangiamenti di differenti frequenze. I bambini apprendono attraverso l'informazione relativa alla frequenza e alle deviazioni acustiche: percezione che hanno quando sono ancora nel grembo materno. I ricercatori hanno usato questa conoscenza per progettare esperimenti in cui non erano singoli suoni a essere devianti, ma la loro sequenza, incluso l'embedding nel suo complesso; hanno poi variato gli embedding per vedere se i piccoli riconoscevano queste variazioni. Contemporaneamente hanno registrato nei soggetti i tracciati encefalografici, in modo tale da vedere se i piccoli si accorgevano effettivamente delle sequenze alterate, ottenendo così una prova oggettiva del riconoscimento dell'embedding. Ebbene, dall'analisi dei dati è effettivamente emerso che bambini di soli cinque mesi erano già in grado di riconoscere l'embedding: è la prima documentazione di una capacità del genere in bambini di questa età.

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