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Melanoma: colpisce più al nord che al sud

Sanihelp.it – Durante il convegno internazionale Immunotherapy Bridge che vede al lavoro più di 200 esperti è emerso come il melanoma, un tumore che di solito si sviluppa a partire dalla pelle anche informa molto aggressiva, colpisca di più nel Nord della penisola.


Nel 2018 si stima che in Italia saranno diagnosticati 13.700 nuovi casi di questo tumore della pelle particolarmente aggressivo in fase avanzata, con un’incidenza raddoppiata in poco più di dieci anni.

Le nuove diagnosi riscontrate nel Mezzogiorno rispetto al Settentrione sono il 45% in meno tra gli uomini e il 42% in meno tra le donne.

Uno dei motivi principali di questa netta differenza è da ricercare nei fototipi più elevati, cioè nella maggiore capacità della pelle di reagire all’esposizione solare, molto diffusi al Sud e in grado di svolgere un ruolo protettivo.

Fino a pochi anni fa, non esistevano terapie realmente efficaci nel melanoma metastatico, oggi invece, sono disponibili armi efficaci per controllare la malattia anche nella fase avanzata, come l’immunoterapia.

«L’immunoterapia, che potenzia il sistema immunitario per combattere il tumore, ha dimostrato di essere un’arma efficace innanzitutto contro il melanoma e ha evidenziato risultati significativi anche in tumori frequenti come quelli del polmone, seno, rene, vescica e colon-retto – spiega il prof. Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma e Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli -. L’Italia ha contribuito in maniera decisiva alle ricerche che hanno permesso di rendere disponibili le terapie immunoterapiche alle persone colpite da neoplasie in fase molto avanzata. Il ‘Pascale’ si colloca fra i primi tre centri al mondo per numero di pazienti con melanoma trattati con queste armi: dal 2008 a oggi, sono stati circa 3.000».

Grazie all’immunoterapia si aprono nuove prospettive anche nella terapia adiuvante del melanoma, cioè dopo l’intervento chirurgico proprio per ridurre il rischio di recidiva.


«Al Congresso Americano di Oncologia Clinica (ASCO) che si è svolto a Chicago lo scorso giugno – spiega il prof. Ascierto –, sono stati presentati i risultati aggiornati dello studio CheckMate -238 in pazienti con melanoma in stadio IIIB/C o IV ad alto rischio di recidiva, che dimostrano che il trattamento precoce con l’immunoterapia può determinare benefici con un notevole miglioramento dei tassi di sopravvivenza libera da recidiva: questo significa che sempre meno pazienti svilupperanno metastasi. Inoltre ci sono evidenze che indicano l’opportunità di anticipare il trattamento con l’immunoterapia prima della chirurgia (neoadiuvante), per poi interromperlo una volta raggiuntata la risposta completa». 

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