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HIV e sesso: il rischio contagio da pazienti in cura è zero

Stop a discriminazioni e stigma sociale

Sanihelp.it – L'AIDS ha rappresentato per anni un motivo d'angoscia per molti che hanno vissuto soprattutto negli anni '80 e '90 l'era del boom dei contagi: tanto è vero che, sovente, il timore di contrarre la malattia induceva ad atteggiamenti di isolamento e discriminazione nei confronti delle persone sieropositive, causate da ignoranza e scarsa conoscenza di come la patologia si poteva contrarre. Oggigiorno si sono fatti passi da gigante nella sensibilizzazione riguardante l'infezione ma soprattutto nella presa in carico dei pazienti, tanto che le persone HIV positive possiedono un'aspettativa e una qualità di vita che in precedenza potevano solo sognare: cosa che ha prodotto anche come effetto collaterale il ritorno, soprattutto tra gli adolescenti, di comportamenti a rischio. 


Tuttavia, tornando ai progressi effettuati dalla medicina, si può dire che una notizia recente abbia aperto una nuova era della gestione dell'AIDS: se fino a qualche anno fa era infatti impensabile avere rapporti non protetti con pazienti sieropositivi, pena l'esposizione al rischio contagio, è di questi giorni la notizia della University College di Londra secondo cui anche questa modalità di trasmissione sia cessata laddove i pazienti seguano le nuove terapie. Lo studio, pubblicato dalla rivista specializzata The Lancet, ha preso in considerazione 1000 coppie omosessuali in cui uno dei due partner era sieropositivo, per un lasso di tempo di sette anni: in questo periodo sono stati registrati quasi ottantamila rapporti sessuali non protetti, ma in nessun caso si è verificato il contagio. 

Si tratta di un risultato per certi versi epocale: non solo la discriminazione e lo stigma sociale verso i pazienti in cura può essere abbattuto, ma anche e soprattutto l'epidemia si potrebbe teoricamente bloccare sottoponendo a terapia tutti coloro che soffrono di questa patologia. Tuttavia, quest'ultimo risultato è ancora lungi dall'essere conquistato: sono tante, infatti, le persone sieropositive che, non essendosi sottoposte al test, non sanno di esserlo, e mantengono comportamenti a rischio. 

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