Sanihelp.it – Secondo uno studio condotto dal dottor Lorenzo Panella, direttore del Dipartimento di Riabilitazione dell’ASST Gaetano Pini-CTO, un'attività fisica adattata ha un notevole effetto benefico sugli individui affetti da artrosi che percepiscono così minore dolore. La popolazione più coinvolta dalla scoperta è rappresentata da anziani che, a causa del fisiologico processo di invecchiamento, subiscono un progressivo danneggiamento della cartilagine articolare e possono andare incontro a una limitazione della funzionalità articolare e delle attività a cui erano abituati.
Secondo gli autori dello studio l’attività fisica adattata, a differenza di altre forme di esercizio, è finalizzata al recupero della funzione che è deficitaria. In questo caso gli operatori, laureati in scienze motorie con corsi di specializzazione nella disciplina, definiscono i movimenti da adattare alla persona rispetto al problema prioritario, come un sarto che taglia un abito su misura. I gruppi sono composti da poche persone, differenziati in base alle specificità e durano tutto l’anno.
Per tutte queste situazioni l’attività fisica, in accordo con quanto sostiene la letteratura internazionale, è prioritaria e deve essere continuativa. Non si tratta di attivazione di progetti riabilitativi, ma di dare continuità a quanto spesso il fisioterapista ha ottenuto dopo aver applicato tecniche di riabilitazione.
I gruppi sono stati monitorati per 6 mesi dagli specialisti attraverso una serie di test. L’analisi degli indicatori utilizzati per il monitoraggio ha dimostrato che un programma AFA di sei mesi negli anziani con osteoartrite migliora le funzione fisiche, riduce l’intensità del dolore e diminuisce il rischio di cronicizzazione. Inoltre, l’esito positivo dell’AFA riscontrato negli anziani con osteoartrosi suggerisce un uso più frequente di tale approccio, tenendo conto anche che ha un impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale e sulle spese sostenute dai malati.