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La quarantena ha ridotto la qualità di vita

Sanihelp.it – Nicola Cellini del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, in collaborazione con Giovanna Mioni dello stesso Dipartimento, Natale Canale del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Ateneo patavino e Sebastiano Costa del Dipartimento di Psicologia dell’Università della Campania  hanno analizzato la qualità del sonno in un campione di 1310 persone tra i 18 e 35 ponendo a confronto la settimana 17-23 marzo (la seconda di lockdown completo) e la prima di febbraio (dall’1 al 7, cioè  sette giorni in cui non vi era alcun tipo di restrizione sul territorio italiano).


Lo studio è stato condotto tra il 24 e il 28 marzo attraverso questionari in cui si chiedeva ai soggetti di descrivere l’orario medio in cui andavano a letto e di quando si svegliavano, la loro difficoltà ad addormentarsi, quanto il loro sonno era percepito come riposante.

Sono anche state fatte domande sull’uso della tecnologia prima di andare a dormire e sulla loro percezione dello scorrere del tempo (ad esempio: quanto spesso confondi il giorno del mese e/o il giorno della settimana?

Quanto spesso pensi che il tempo non stia passando?).

L’obiettivo era quello di caratterizzare i cambiamenti di abitudine e la percezione dei propri ritmi durante la quarantena.

Dallo studio pubblicato sulla rivista ufficiale della European Sleep Research Society, il Journal of Sleep Research Research, è emerso che la ridotta attività fisica e la scarsa esposizione alla luce solare, l’assenza di attività sociali, le paure per il contagio e per la situazione economica, il cambiamento di vita familiare hanno portato a un peggioramento della qualità del sonno, un netto cambiamento nei ritmi sonno-veglia, un incremento nell’uso dei media digitali e a una distorta percezione del tempo che scorre.

«Considerando che le alterazioni del sonno – conclude Nicola Cellini –  sono tra i principali fattori predittivi di depressione, ansia e stress, ma anche di problematiche cardiovascolari, gli interventi preventivi come raccomandazioni su una corretta igiene del sonno e trattamenti tempestivi come terapie brevi di tipo cognitivo-comportamentali specifiche per l’insonnia, gestibili anche online, possono essere di grande impatto sul benessere a lungo termine della persona. La speranza di tutti è che lockdown non si ripeta, ma in questa eventualità i nostri risultati, insieme ad altri di diversi gruppi di ricerca che verranno pubblicati nelle prossime settimane, potranno servire a pianificare interventi di prevenzione e trattamento ad-hoc per migliorare la qualità di vita e il benessere delle persone».


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