Sanihelp.it – Secondo vari studi americani, il ginseng sarebbe capace di combattere la fatigue, cioè la stanchezza fisica, almeno nel contesto dei tumori.
Da secoli il ginseng ha una solida reputazione di energetico potente, ma con poche dimostrazioni scientifiche. Ora sembra esservi evidenza sempre maggiore, grazie a un certo numero di studi indipendenti in cui i ricercatori hanno dimostrato che gli estratti del ginseng aiutano a combattere la cancer-related fatigue, uno dei più comuni effetti collaterali della chemioterapia e altri trattamenti oncologici.
«La cancer-related fatigue può essere così severa che i malati possono averne effetti devastanti, che possono perdurare per diversi mesi e anni dalla fine dei trattamenti, senza che vi siano trattamenti efficaci per combatterla», sottolinea il professor Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’istituto Tumori di Aviano.
In uno studio randomizzato con 290 persone condotto nel 2010 alla Mayo Clinic, più della metà dei malati che avevano assunto 1000-2000 mg di ginseng al giorno riportavano meno fatica e più energia dopo 8 settimane di trattamento, comparati con coloro che ricevevano solo un placebo.
Un altro studio, appena presentato all’American Society of Medical Oncology dagli stessi ricercatori americani, ha dimostrato che i malati oncologici che ricevono 1000 mg di ginseng due volte al giorno per due settimane hanno un miglioramento significativo della fatigue confrontata con il gruppo che riceveva placebo. Altri studi suggeriscono che il ginseng può essere capace di alleviare una fatica moderata anche nelle persone sane.
L`uso del ginseng nella medicina cinese ha tradizione millenarie. Il nome deriva dal cinese Jen-chen, che significa simile all'uomo, per via della forma della radice. In estremo Oriente è usato da millenni come panacea, grazie alla sua azione energetica. Le sue proprietà tonificanti e terapeutiche sono dovute ai ginsenosidi, i principi attivi di questa radice, che aumentano le prestazioni fisiche e psichiche tonificando l’organismo. Queste sostanze sono in grado di ridurre la sensazione di fatica e aumentare la resistenza fisica.
Oggi il ginseng viene utilizzato in caso di affaticamento, astenia, depressione, convalescenza, calo della libido. È consigliato anche prima di una gara sportiva, un esame, un colloquio di lavoro, per ottenere una performance ottimale e alleviare la fatica della preparazione. Si assumono 40 gocce di tintura madre al risveglio, diluite in acqua. Da evitare se si soffre di abbassamenti di pressione o ipereccitabilità.
«Attualmente vi sono ricerche in atto per valutare l’impatto del ginseng anche nella sindrome da fatica cronica, e i dati preliminari sembrano dimostrare una certa attività. Sarà comunque necessario – conclude Tirelli – estendere le ricerche e valutare la sicurezza del ginseng a lungo termine».