Sanihelp.it – L’occhio è l’unico organo del corpo umano dotato di un rivestimento mucoso (la congiuntiva, una membrana protettiva che ricopre il bulbo e che mantiene idratato l’occhio con lo scopo di favorire lo scivolamento delle palpebre) a diretto contatto con l’ambiente esterno: proprio a causa della continua esposizione ad agenti irritanti come polvere, vento, radiazioni ultraviolette ed allergeni, è molto comune che la membrana protettiva dell’occhio subisca qualche lesione, causando fastidiosi disturbi.
Tra le problematiche più comuni si riscontrano le congiuntiviti, l’occhio secco, i calazi e gli orzaioli, condizioni a cui è possibile porre rimedio ricorrendo alla medicina omeopatica.
«I medicinali omeopatici rappresentano una valida opportunità terapeutica – esordisce il dottor De Santi, oculista esperto in omeopatia nonché dirigente medico presso l’Ospedale di Rho – in quanto donano rapido sollievo, sono solitamente privi di effetti collaterali, possono essere somministrati a pazienti di tutte le età e permettono l’uso concomitante di altre terapie farmacologiche».
Grazie all’impiego del collirio omeopatico come Euphralia, la cui composizione a base di Euphrasia officinalis e Chamomilla vulgaris garantisce un sollievo immediato grazie alle proprietà antinfiammatorie e sedative di cui dispongono queste piante, è possibile per esempio curare tutti i tipi di congiuntivite, da quella irritativa (la cui insorgenza è legata appunto all’esposizione ad agenti irritanti presenti soprattutto negli ambienti urbani) a quella allergica, entrambe responsabili di arrossamento oculare, prurito, gonfiore delle palpebre e della fastidiosa sensazione di sabbia negli occhi.
«Oltre a Euphralia – aggiunge il dottor De Santi – chi soffre di congiuntivite può utilizzare anche alcuni medicinali omeopatici come l’Apis mellifica, indicata qualora siano presenti secrezioni, edema e gonfiore delle palpebre, o l’Aconitum napellus, utile nei casi in cui l’arrossamento oculare compaia all’improvviso».
Anche degli impacchi a base di Camomilla, Fiordaliso ed Euphrasia possono contribuire ad alleviare l’irritazione degli occhi, così come un’alimentazione ricca di vitamina A (presente nelle carote, nelle uova e nei pomodori), di vitamina C (agrumi e kiwi) e di vitamina E (frutta secca e burro).
L’utilizzo del collirio omeopatico in concomitanza con Bryonia alba (ideale in presenza della sensazione di secchezza in bocca) o Aluminia (utile se la secchezza coinvolge anche la pelle del viso e del corpo), può invece risultare una combinazione vincente per il trattamento dell’occhio secco – o più propriamente della disfunzione lacrimale – un disturbo che causa secchezza oculare e che risulta essere molto diffuso tra i portatori di lenti a contatto, tra coloro che lavorano vicini a fonti di calore (come i saldatori o i cuochi che utilizzano le piastre) o che utilizzano per molto tempo dispositivi con schermi a luce blu.
«L’utilizzo prolungato di computer, tablet e smartphone – commenta i dottor De Santi – risulta nociva non solo per i danni causati dalla luce blu emessa dagli schermi, ma anche perché, quando siamo concentrati, sbattiamo le palpebre circa il 50% di volte in meno del normale, un fatto che contribuisce al danneggiamento del film lacrimale. Per questo bisognerebbe evitare, soprattutto per i bambini, un’esposizione prolungata alla luce blu degli schermi».
Anche l’orzaiolo ed i calazi, infine, possono essere trattati ricorrendo all’omeopatia: per quanto riguarda l’orzaiolo, ovvero l’infiammazione delle ghiandole ciliari (o ghiandole di Zeiss) che causa un rigonfiamento rosso e doloroso, sono risultati particolarmente efficaci, in aggiunta all’impiego del collirio omeopatico, la Staphysagria, capace di agire sullo stato di stress o rabbia repressa che potrebbe aver comportato la comparsa dell’orzaiolo, e la Belladonna, una pianta largamente impiegata nell’omeopatia in presenza dei quattro segnali tipici di uno stato infiammatorio (rubor dolor calor tumor).
Il calazio, ovvero la ciste indolore provocata sempre da un’infiammazione delle ghiandole che però (invece che nel margine ciliare) sono collocate nella palpebra, è trattabile con l’impiego di Aconitum napellus in fase acuta, e di Thuya nei casi in cui i calazi diventino un disturbo cronico. Il ricorso a trattamenti omeopatici può spesso evitare il ricorso alla rimozione chirurgica di queste inestetiche cisti.
«I colliri omeopatici possono essere utilizzati da adulti e bambini, anche al di sotto dei tre anni – conclude il dottor De Santi – Una raccomandazione che faccio sempre ai miei pazienti è di utilizzare i formati monodose, che sono privi di conservanti e garantiscono la sterilità del prodotto ad ogni singola somministrazione».