Sanihelp.it – Il lavoro stressa? Ebbene sì. »Il National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) lo definisce lo stress lavoro correlato come »un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore» spiega la specialista.
I sintomi da stress da lavoro possono essere sia fisici che psicologici. «Si percepisce una grande stanchezza, sia fisica che mentale, non direttamente collegata all'attività appena svolta. Spesso, infatti, nei casi di stress da lavoro ci si sente stanchi ancora prima di iniziare le attività» continua la specialista. «Tra gli altri sintomi da stress da lavoro può poi esserci una forte demotivazione, che può iniziare già dal mattino o subentrare nel corso della giornata. Si percepiscono vissuti negativi come il sentirsi incapaci sul lavoro o il non sentirsi all’altezza del proprio compito, pensieri di irrilevanza del lavoro svolto, oppure di non riuscire mai a fare abbastanza per portare a termine un progetto».
«Evitare che il lavoro diventi l'unico interesse della vita è un obiettivo importante» prosegue la psichiatra «perché attribuire eccessiva importanza al lavoro amplifica la tensione, le preoccupazioni e le attese, esponendo a seri rischi psicoemotivi in caso di insuccesso». Precisione, perfezione e dedizione non devono diventare un'ossessione. Fare sempre del proprio meglio, con buona volontà e determinazione, ma con la consapevolezza che "chi fa può sbagliare" e che l'imprevisto è dietro l'angolo. E importante fissare obiettivi con il proprio team e sostenere, ove possibile, il lavoro in team. Prendersi pause e avere buoni relazioni all’esterno consente inoltre di »alleggerire» le tensioni professionali.
«Lo stress viene tradotto nell’organismo anche attraverso una risposta ormonale che impatta sulla funzionalità di organi e sistemi» prosegue la dottoressa Roberta Lanza Farmacista e Scientific Advisor, Schwabe Pharma Italia. «Uno degli apparati più interessati è proprio quello digerente. Allo stesso tempo, i disturbi intestinali diventano una cassa di risonanza che va ad aumentare gli effetti cerebrali come ansia e nervosismo».
L’intestino tramite il sistema nervoso enterico dialoga con il cervello o sistema nervoso centrale: si tratta di due cervelli veri e propri, simili anche nella struttura e che utilizzano un linguaggio fatto di molecole chiamate neurotrasmettitori come serotonina e dopamina prodotte sia a livello cerebrale sia intestinale.
Diversi studi che hanno approfondito le caratteristiche dell’asse intestino-cervello hanno mostrato che le persone con stress, ansia o malattie mentali corrono un rischio maggiore di soffrire di problemi gastrointestinali, e viceversa; anche l’equilibrio del microbiota, infatti, può influenzare la salute mentale.
«Un modo per prendersi cura di questa relazione» prosegue Lanza «è sostenere il microbiota che fa da prezioso mediatore tra i 2 cervelli: per questo vi sono alcuni specifici probiotici chiamati psico-biotici, che oltre a modulare il microbiota intestinale favoriscono una corretta risposta a livello cerebrale allo stress, attenuando sia i sintomi gastrointestinali che psicologici».
«Diversi studi clinici hanno dimostrato che l’integrazione con questi psico-biotici aiuta a ripristinare la corretta funzionalità della barriera intestinale che, alterata dallo stress, concorre nel creare le problematiche che ci infastidiscono» continua la farmacista.
«È il caso di ceppi come Lactobacillus helveticus R-52 e Bifidobacterium longum R-175, che insieme hanno dimostrato di ridurre i sintomi stress correlati come tensione addominale, nausea, palpitazioni, ansia, irritabilità, affaticamento. Utilizzare gli psico-biotici permettere di intervenire sui sintomi dello stress con un meccanismo non centrale, che risulta sicuro e che non interferisce con altri approcci e terapie. La conoscenza di questi potenziali alleati offre opportunità di personalizzazione dei rimedi nelle persone che »pagano» fisicamente e psicologicamente lo stress» conclude Lanza.
Vi sono diversi modi per migliorare la capacità di gestire ansia e stress. La natura può venire incontro ad esempio con la Rhodiola rosea, una pianta il cui estratto aiuta a regolarizzare proprio quegli ormoni che »impazziscono» sotto stress, fra cui il cortisolo. La Rhodiola rosea è infatti una delle piante definite »adattogene», il cui estratto agisce modulando la risposta dell’organismo esposto a fattori stressanti, ripristinando l’ottimale condizione di omeostasi, ovvero la situazione di equilibrio psicofisico ideale.
L’estratto di Rhodiola rosea aumenta inoltre l’energia disponibile, accelerando la sintesi di ATP, una bella spinta che aiuta a raggiungere il benessere dell’organismo. Per l’ottenimento dell’azione è importante che il suo estratto sia di altissima qualità, e che possa, fra le altre cose, garantire lo stesso contenuto di fitocomplesso, ovvero la »parte attiva» ad ogni dose assunta. Ciò permette di avere un’azione controllata e riproducibile nel tempo.