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West Nile: cosa sta succedendo

Sanihelp.it – La febbre West Nile (West Nile Fever) è provocata dal virus West Nile, un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile.


Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex): proprio le punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo.

Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza.

Dall'inizio di giugno fino allo scorso 9 agosto, in Italia,  sono stati segnalati 144 contagi, 50 in più rispetto alla settimana precedente con un aumento del 53%.

Tre i morti nell'ultima settimana, che portano il bilancio dall'inizio della stagione a 10 decessi: 6 in Veneto, 2 in Piemonte, 1 in Lombardia e 1 in Emilia-Romagna.

Se malaguratamente si viene punti da una zanzara portatrice del virus,  fra 2 e 14 giorni, ma anche in 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario, si può sviluppare un qualche corteo sintomatologico.


La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo.

Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei.

Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona.

Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari.

Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave.

I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma.

Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti.

Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

Non esiste un vaccino per la febbre West Nile.

Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

Pertanto è consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente:

– usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto

– usando delle zanzariere alle finestre

– svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante

– cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali

– tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

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FonteISS

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