Sanihelp.it – Non riposare a sufficienza per stare svegli fino a tardi potrebbe indicare la presenza di preoccupazioni e pensieri negativi persistenti .
Questa la scoperta dei ricercatori della Binghamton University, che hanno coinvolto cento studenti chiedendo loro di completare dei questionari finalizzati a valutare le abitudini e gli orari di sonno, nonché a verificare se fossero preoccupati o afflitti da pensieri negativi.
I risultati, pubblicati su Cognitive Therapy and Research, hanno dimostrato che i soggetti nottambuli così come coloro che dormono poche ore a notte, si trovano moto più spesso ad avere a che fare con i pensieri negativi rispetto ai mattinieri e a coloro che beneficiano di un riposo notturno più lungo.
Ma i ricercatori avvertono che, sebbene i dati suggeriscano una correlazione tra sonno e pensieri negativi, questo non implica un rapporto di causalità: o meglio, è più probabile che siano le preoccupazioni a provocare un’interruzione o una riduzione del sonno, che non la mancanza di sonno a determinare l'aumento di ansia e preoccupazioni.
Per questo motivo «studiare il rapporto tra sonno e pensieri negativi persistenti, potrebbe aprire una nuova strada per il trattamento di persone afflitte da nevrosi come depressione, ansia o disturbo post-traumatico da stress – spiega il dottor Coles, uno degli autori dello studio – Partire dallo studio del sonno potrebbe infatti portare alla riduzione dei sintomi della psicopatologia».