Sanihelp.it – Un antiossidante presente nel cioccolato potrebbe migliorare la memoria e contrastarne il processo di deterioramento che si verifica in età senile.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience, ha coinvolto trentasette partecipanti di età compresa tra i 50 e 69 anni: alla metà del gruppo è stato chiesto di bere per tre mesi una miscela ad alto contenuto di antiossidanti (chiamati flavanoli del cacao), mentre all’altra metà è stata assegnata una miscela a basso contenuto di flavanoli.
Al termine del periodo, tutti i partecipanti sono stati quindi sottoposti ad un test di memoria: i risultati hanno evidenziato come il gruppo che aveva assunto una maggiore quantità di flavanoli avesse ottenuto dei punteggi superiori di circa il 25% rispetto alle persone che avevano bevuto la miscela a basso contenuto di antiossidanti.
Grazie ai test inoltre è stato possibile determinare l’area cerebrale che ha maggiormente beneficiato dei flavanoli, ovvero la zona dell’ippocampo chiamata giro dentato, dove ha sede la memoria a breve termine (ovvero quella memoria che permette di ricordare il volto di qualcuno appena incontrato o dove avete parcheggiato l’auto): questo risultato ha quindi evidenziato come i flavanoli agiscano su un particolare tipo di memoria, e non su quella che ha sede in altre regioni dell’ippocampo o nella corteccia entorinale, la prima ad essere danneggiata dal morbo di Alzheimer.
E non solo: per consumare la dose quotidiana del gruppo che ha assunto la miscela ad alto contenuto di flavanoli (ovvero 138 milligrammi), bisognerebbe mangiare almeno 300 grammi di cioccolato fondente al giorno, ovvero tre tavolette di cioccolato.
«La grande quantità di cioccolato che si dovrebbe assumere comprenderebbe, oltre ai flavanoli, anche tutti i grassi e le calorie relative – spiega Hagen Schroeter, direttore dell’unità di ricerca nutrizionale per Mars, finanziatore della ricerca – In più bisogna considerare che spesso le barrette di cioccolato vengono sottoposte ad alcalinizzazione, un processo volto a ridurre gli acidi del cacao ma che nel contempo riduce anche i flavanoli».
«Insomma, seppur i risultati siano entusiasmanti – conclude il dottor Stark, neurobiologo presso la University of California – questo è da considerarsi uno studio pilota, e quindi bisognoso di ulteriori approfondimenti».