Sanihelp.it – Impiantare delle cellule umane in microchip di plastica, alimentarle con un liquido ricco di sostanze nutritive analoghe a quelle trasportate dal flusso sanguigno, ed infine collegare tra loro le 'cellule su microchip' per simulare un organo o addirittura l’intero corpo umano.
Seppur appaia fantascientifico, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) ha annunciato l’intenzione di investire, nel prossimo mese, 18 milioni di dollari in un progetto finalizzato a connettere i 'fegati su chip' con altri dispositivi che simulano la placenta, le ghiandole mammarie e gli arti in via di sviluppo, con l’obiettivo di studiare gli effetti di agenti inquinanti come la diossina (una sostanza molto tossica derivata dall’incenerimento di alcuni tipi di rifiuti) ed il bisfenolo A (un composto chimico utilizzato per produrre plastiche e resine) sul metabolismo umano.
«La ricerca ha permesso di sviluppare già decine di modelli di organi – commenta la dottoressa Fabre, Scientific Program Manager presso il National Center for Advancing Translational Sciences (NCATS) – La prossima sfida è quella di collegarli insieme con l'obiettivo finale di formare un intero corpo umano su chip, un risultato che permetterebbe di fornire un quadro più preciso degli effetti di farmaci, tossine e altri agenti sulla fisiologia umana».
Inoltre, questo tipo di informazioni potrebbe rivelarsi molto utile per creare delle contromisure efficaci in caso di attacchi con agenti biologici, chimici o radiologici, motivo per cui, tra gli undici gruppi di ricerca che parteciperanno al progetto, figurano anche alcuni enti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.
«È impensabile esporre gli esseri umani alle tipologie di radiazioni liberate in occasione di disastri ambientali come Fukushima – spiega il dottor Ingber, bioingegnere presso il Wyss Institute della Harvard University – ma è necessario essere preparati».
«La creazione dell’Homo chippiens – commenta ironicamente il dottor Wikswo, fisiologo presso la Vanderbilt University – non sarà affatto facile. Tra le maggiori sfide, dovremo ideare un sostituto del sangue che dovrà essere in grado non solo di scorrere tra gli ‘organi su chip’ nel giusto ordine e nella giusta quantità, ma anche di trasportare ad ogni organo i suoi nutrienti specifici».
Insomma, per verificare se la fantascienza ha superato di molto la realtà, non bisognerà far altro che attendere un futuro nemmeno così lontano.