Sanihelp.it – Anche se può sembrare strano, il ritmo con cui si invecchia cambia da persona a persona.
Lo dimostrano i risultati ottenuti da uno studio longitudinale attualmente ancora in corso, che monitora – dal momento della nascita – un migliaio di cittadini neozelandesi nati tra il 1972 ed il 1973.
In un documento pubblicato ieri negli Atti della National Academy of Sciences infatti, il composito team di lavoro (che riunisce ricercatori statunitensi, britannici, israeliani e neozelandesi) ha rivelato di aver scoperto 18 parametri biologici la cui combinazione permetterebbe di determinare la velocità di invecchiamento individuale.
«Abbiamo deciso di osservare il processo di invecchiamento in questi giovani adulti – ha spiegato il dottor Dan Belsky, professore di Geriatria presso la Duke University – perché la maggior parte degli studi di questo settore si focalizza sugli anziani, ma se vogliamo essere in grado di prevenire le malattie legate all'età dobbiamo studiare come si articola il processo di invecchiamento già nei giovani».
Durante il periodo di osservazione quindi, il team ha monitorato costantemente la funzionalità di reni, fegato, polmoni e sistema immunitario, nonché i livelli di colesterolo HDL, la funzione cardiorespiratoria e polmonare, e la lunghezza dei telomeri (ovvero della guaina protettiva che avvolge le estremità dei cromosomi, soggette ad accorciamento con l’avanzare dell’età).
Sulla base di questi biomarcatori, il team di ricerca ha quindi stabilito l’età ‘biologica’ dei partecipanti, che pur avendo anagraficamente tutti 38 anni, hanno dimostrato – biologicamente parlando – da meno di 30 a quasi 60 anni di età.
Infatti, se la maggior parte dei partecipanti ha permesso di rilevare un tasso di invecchiamento corrispondente ad un anno per ogni anno di età trascorso, alcuni sono risultati soggetti ad un invecchiamento veloce (tanto da far registrare una corrispondenza di tre anni biologici per ogni anno cronologico trascorso) mentre altri ad un invecchiamento pari a zero.
«Va considerato però, che il processo di invecchiamento non dipende totalmente dalla genetica – ha aggiunto il dottor Belsky – Anzi, alcuni studi sui gemelli hanno dimostrato che solo il 20% dell’invecchiamento può essere attribuito ai geni. Per il resto, va riconosciuta una significativa influenza ambientale».
«I fattori ambientali da cui dipende il processo di invecchiamento – conclude Terrie Moffitt, professoressa di psicologia e neuroscienze presso la Duke University – ci consentono di sperare che la medicina possa essere in grado di rallentare gli effetti derivati dalla progressione dell’età, e di consentire quindi alle persone di trascorrere un maggior numero di anni in buona salute».