Sanihelp.it – Qual è lo stato psicologico dei lavoratori italiani, quali le strategie e le soluzioni adottate dalle aziende per migliorarlo?
In occasione della Giornata Internazionale della Salute Mentale, prevista per il 10 Ottobre, Mindwork, la prima società italiana di consulenza psicologica online interamente specializzata in ambito aziendale, ha presentato la nuova ricerca realizzata da BVA Doxa sul benessere psicologico delle lavoratrici e dei lavoratori italiani.
Il sondaggio è stato condotto nel mese di settembre 2021 previa somministrazione online di un questionario appositamente formulato.
Secondo i dati emersi, quasi l’85% delle persone intervistate considera il proprio benessere psicologico generale correlato al proprio benessere sul lavoro e viceversa.
La quota di persone che dichiara di soffrire di frequenti problemi di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro, invece, sfiora il 50%.
Il 40% del campione intervistato ha riferito di non sentirsi libero di parlare del proprio malessere emotivo nel suo luogo di lavoro.
In continuità con i dati 2020, l’ambiente di lavoro si conferma il luogo meno adatto ad esprimere il proprio disagio, anche tra coloro che si sentono invece tranquilli nel condividere il proprio malessere tra le mura di casa.
La salute psicologica fatica ad essere normalizzata in azienda, sebbene sia una necessità urgente: una persona su tre dichiara di essersi assentata dal lavoro a causa di malessere emotivo, dovuto a eccessivi carichi di stress e ansia, che non riusciva più a sostenere.
Secondo i dati emersi, inoltre, lavoratori e lavoratrici giovani hanno una maggior propensione a lasciare il lavoro a causa di un malessere emotivo ad esso correlato.
Il 49% degli under 34, infatti, si è dimesso almeno una volta per preservare la propria salute psicologica.
La tendenza è in aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2020.
Il 92% delle lavoratrici e dei lavoratori ritiene importante che l’azienda si occupi attivamente del benessere psicologico dei propri dipendenti.
Tuttavia, il 42% del campione intervistato ritiene inefficaci le iniziative promosse dalla propria azienda per aumentare il livello di benessere dei lavoratori e delle lavoratrici e/o ridurre lo stress legato al lavoro.
Si registra, in questo caso, un aumento di quasi 15 punti percentuali dal 2020. In quelle aziende dove è previsto un servizio di supporto psicologico, il 60% delle persone lo valuta positivamente e ritiene che sia necessario che il servizio continui anche in futuro, quando l’emergenza Covid-19 sarà finita.
Laddove non è presente, il 75% delle persone valuterebbe positivamente la messa a disposizione, da parte dell’azienda, di un servizio di supporto psicologico.
Relativamente al ritorno in azienda, circa il 40% si dice preoccupato del rientro a tempo pieno al punto che il 20% cambierebbe lavoro se costretto a rientrare.
I principali motivi di tale preoccupazione sono la gestione tempo, i vissuti di stress e infine la gestione familiare.
Appaiono questi i principali motivi per cui il 62% dei lavoratori e delle lavoratrici valuta utile un servizio di supporto psicologico per fronteggiare momenti di stress e disagio legati al rientro in azienda.
Quota che, rispetto al 2020, è salita di 8 punti percentuali (dal 54% al 62%).