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Bambini celiaci: peso delle esposizioni accidentali

Sanihelp.it – Uno studio italiano ha cercato di quantificare in che misura i bambini celiaci, pur seguendo una dieta senza glutine, sono esposti al pericolo contaminazione.


A partire da questa informazione, infatti, si può cercare di capire perché nonostante la diagnosi di celiachia, la dieta senza glutine i bambini non vedono regredire la loro sintomatologia.

Nello studio condotto dal prof. Carlo Catassi, Gastroenterologo Pediatra, Ordinario di Pediatria presso l’Università Politecnica delle Marche e membro del Comitato Scientifico Dr. Schär Institute, si è analizzato direttamente la contaminazione da glutine negli alimenti consumati dai soggetti celiaci, sfruttando il test ELISA basato sull’anticorpo R5, l’unica metodica attualmente certificata per la determinazione del glutine negli alimenti, approvata da Codex Alimentarius, FDA ed EFSA.

Tra aprile e dicembre 2019, 69 bambini celiaci di età compresa tra i 2 e i 18 anni (età mediana 9 anni), sottoposti a dieta senza glutine da almeno 6 mesi, sono stati reclutati presso il Centro di Ricerca sulla Celiachia dell’Università Politecnica delle Marche.

Ai soggetti o ai loro caregiver è stato chiesto di riportare tutti gli alimenti consumati nell’arco di una giornata, le relative quantità, la composizione e altri dettagli legati al consumo, come orario e luogo dei pasti.

I partecipanti dovevano inoltre avere cura di raccogliere una porzione di 10 g di ciascun alimento consumato, che veniva poi sottoposta all’analisi con test ELISA. 

Degli oltre 400 campioni di alimenti analizzati, meno del 3% ha riportato una contaminazione da glutine rilevabile e solo in un caso eccedente la soglia di 20 ppm (valore limite ammesso negli alimenti privi di glutine)


Nel complesso, solo 5 bambini su 69 (7%) hanno ingerito cibi contaminati nel corso della giornata considerata, per un intake giornaliero totale di glutine comunque entro la soglia dei 10 mg al giorno.

Simili risultati sono stati osservati anche in uno studio recente condotto nei Paesi Bassi che pur ha quantificato l’esposizione accidentale al glutine sfruttando la metodica ELISA basata sull’anticorpo R5, ma in una popolazione di adulti a dieta senza glutine da almeno 1 anno (e in media da 7 anni). Nonostante un’esposizione accidentale al glutine nel 44% dei casi, nessun paziente è risultato superare la soglia di 10 mg al giorno e su 499 campioni alimentari analizzati, quelli con quantità di glutine rilevabili sono stati circa il 6%, solo in 4 casi oltre la soglia di 20 ppm.

«Sebbene siano da considerare fattori come la probabile elevata compliance alla dieta dei soggetti, i risultati positivi osservati suggeriscono nel caso dell’Italia uno scenario caratterizzato da un buon livello di consapevolezza sul tema della celiachia – spiega il Prof. Carlo Catassi. – Fattori determinanti sono sicuramente la generale conformità dei prodotti gluten free venduti sul mercato italiano, l’elevata sensibilità sul tema, complice anche l’introduzione della Legge n.123 del 2005, e il ruolo fortemente proattivo delle associazioni di pazienti e dei player del settore con importanti campagne di comunicazione in questo ambito».

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