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L’importanza di dormire bene per stare bene

Giornata Mondiale del Sonno

Sanihelp.it – Il buon sonno, cioè dormire correttamente un giusto numero di ore, è fondamentale non solo per la sensazione di benessere che ne deriva, ma anche perché la deprivazione cronica del riposo può aumentare il rischio di ipertensione, obesità, diabete, ansia e depressione. Senza dimenticare, elemento chiave in questo periodo, che una mancanza di sonno riduce le difese immunitarie.


Si stima che siano circa 13 milioni gli italiani a lamentare disturbi legati al sonno. L’insonnia è quello che ha registrato un notevole incremento nell’ultimo anno di pandemia da Covid-19, un disturbo che colpisce nella forma cronica il 10 % della popolazione, mentre un altro 30 %  ne soffre in modo intermittente nel  corso dell’anno.  

«Dormire non è un optional ed è per questo che è importante preservare il sonno» commenta il professor Fabio Cirignotta, Neurologo responsabile della Sleep Clinic presso Clinica Privata Villalba di Bologna, centro specialistico accreditato AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno).

«Oggi si tende a sottovalutare l’importanza di un sonno di qualità; ed è per questo che la giornata mondiale del sonno è fondamentale per sensibilizzare sul tema: dormire male per qualche giorno o settimana non comporta rischi; ma è quando l’insonnia diventa cronica, ovvero quando dura per mesi o talvolta anni, che bisogna stare allerta e rivolgersi al proprio medico» suggerisce l’esperto.

«Uno degli elementi che disturba il sonno e favorisce l’insonnia è sicuramente lo stress che in questo periodo di Covid-19 raggiunge livelli alti» continua l’esperto. «Il rapporto tra stress e sonno per altro è bidirezionale: una situazione di stress può provocare insonnia e, a sua volta, la deprivazione di sonno può accrescere i livelli di stress ed ansia, in un circolo vizioso».

La riduzione dei rapporti sociali costituisce un altro fattore che incide sull’aumento dello stress: il maggiore isolamento, parziale o completo, ha comportato un aumento di stati d'ansia o depressivi, concause dell’insonnia.

Gli esperti in medicina del sonno hanno stilato una serie di consigli, utili per cercare di allentare lo stress che altera il riposo.  «Si tratta di norme di comportamento che possono sembrare banali ma che in realtà sono molto efficaci» spiega il professor Cirignotta. «Meglio evitare ad esempio sovraesporsi alle news dei media sull’andamento del Covid, ascoltando i notiziari giusto il tempo necessario all’informazione».


«Fondamentale poi cercare di andare a letto ad orari regolari, evitando di dedicarsi nelle ore serali ad attività impegnative sia fisiche che mentali» continua l’esperto che suggerisce di provare a rilassarsi nelle due ore che precedono il momento di coricarsi dedicandosi a letture o programmi televisivi non stimolanti.

«Meglio anche evitare di usare fino a tarda ora il computer o il cellulare per navigare o chattare; tra l’altro la stessa stimolazione luminosa prodotta da questi apparecchi, di solito nei toni del blu, ha un effetto risvegliante sul nostro cervello» spiega il professor Cirignotta.

Ma cosa significa nel concreto dormire bene? Un sonno di qualità è dato sia da durata, in media 7-8 ore, che da regolarità. Se questo non avviene vi è il rischio di insorgenza nel lungo periodo di problematiche correlate che coinvolgono ad esempio il sistema cardiocircolatorio o il sistema nervoso.

Il sonno è costituito di fasi diverse: la fase in cui ci si addormenta, quella del sonno leggero, del sonno profondo e la fase REM, ricca di sogni, che si susseguono durante la notte; ogni ciclo dura circa 90 minuti e, durante una nottata, si ripete in media 4-5 volte. «Se questa ciclicità non viene rispettata, succede che pur avendo dormito le canoniche 8 ore, non ci si senta riposati» spiega il professor Cirignotta.

Cosa succede se l’insonnia diventa cronica? La deprivazione del sonno cronica in qualità e quantità diventa un potenziale fattore di rischio per l’insorgenza di patologie del sistema nervoso vegetativo e del sistema cardiovascolare.

«Durante la notte la pressione si abbassa, soprattutto durante la fase di sonno profondo: se questo riposo dura di meno perché il soggetto dorme poco, alla lunga si produce un’alterazione dei meccanismi che regolano la pressione per cui si crea il rischio di sviluppare un’ipertensione» commenta l’esperto.

Lo stesso vale per i disturbi cognitivi: durante il sonno il cervello si depura di alcune scorie del proprio metabolismo, come ad esempio l’amiloide, rilasciandole nel sangue da cui vengono poi eliminate; se il tempo di sonno si riduce, si riduce anche l’eliminazione di queste sostanze, il cui accumulo nell’encefalo può favorire l’insorgenza di disturbi cognitivi più o meno gravi.

La deprivazione cronica di sonno inoltre riduce le difese immunitarie e quindi la capacità di reagire alle infezioni.

Nel corso degli ultimi 20 anni, la medicina del sonno ha acquisito e approfondito molti aspetti di questa branca permettendo di migliorare la qualità della vita partendo proprio dalla qualità del sonno.

Gli specialisti di medicina del sonno suggeriscono che la prima persona di riferimento sia il proprio medico di base che può capire se si tratta di una forma di insonnia lieve trattabile farmacologicamente e adottando comportamenti opportuni oppure indirizzare verso specialisti, anche in base all’eventuale fattore scatenante individuato nell’ansia o nella depressione.

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