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Allarme cocaina: ecco come uccide

Sanihelp.it – È balzata in primo piano per alcuni recenti fatti di cronaca, ma in realtà si tratta di una presenza costante, pericolosa e ben diffusa in ambienti vicino al nostro e spesso tra persone vicine a noi. Parliamo della cocaina, principio attivo elaborato dalle foglie di coca che agisce su numerosi sistemi di neurotrasmissione come quelli della 3″>2330″>dopamina e della 3″>6550″>serotonina, provocando effetti stimolanti a livello fisico e cerebrale.


Energia, vigilanza, memoria, umore e piacere subiscono un’impennata tanto forte e immediata quanto alti sono i rischi: il consumo di cocaina può provocare infarto, ipertensione, ictus cerebrale, convulsioni, edema polmonare, tachicardia, irritabilità, tremori, impotenza, insonnia, dimagrimento, ma anche stati confusionali e situazioni psicotiche come la schizofrenia.
Questi effetti non si verificano necessariamente nel lungo periodo, né a seguito di un’overdose: una crisi può sopraggiungere anche al primo utilizzo, a seconda della risposta soggettiva alla sovrestimolazione dell’organismo.

Eppure, troppo spesso questi pericoli vengono sottostimati dai consumatori di cocaina. Ce lo conferma Riccardo Gatti, medico, psicoterapeuta e specialista in psichiatria, direttore del Dipartimento delle Dipendenze della A.S.L. Città di Milano: «la cocaina è diventata ormai un bene di consumo: chi la acquista la considera un additivo per migliorare prestazioni lavorative, sessuali o sociali. Continuando a consumarla non ci si accorge di esserne dipendenti, e intanto la droga si insinua in modo subdolo nell’organismo causando pericolosi stati psicologici come la perdita della critica e del giudizio e i continui sbalzi di umore».

Un consumatore di cocaina, insomma, altera senza rendersene conto il proprio stile di vita, la propria percezione della realtà, compiendo per impulsività azioni che prima non avrebbe mai fatto.

«Le conseguenze sono facili da immaginare, ma sul momento è difficile accorgersene», continua Gatti, «tanto più che spesso il quadro è complicato dall’abuso di alcolici e farmaci assunti per ridurne gli effetti negativi».
Insomma, chi fa uso di cocaina sta male sia fisicamente che psicologicamente, ma paradossalmente non si accorge che la causa del malessere è proprio la tanto desiderata polvere bianca.

Il fenomeno purtroppo è in continua crescita e colpisce trasversalmente, senza distinzioni di età o di classe sociale. «Negli ultimi 3 o 4 anni», spiega Gatti, «assistiamo ad una crescita esponenziale: le persone in cura in Italia per tossicodipendenza da cocaina sono passate da 33.000 a 70.000, ma quelle che non chiedono alcun aiuto sono molte di più, circa 10-15.000 nella sola Milano».

Una vera e propria epidemia, con conseguenze non solo sulle singole persone: la grande diffusione di cocaina tra la classe dirigente fornisce alla criminalità organizzata un metodo efficace per impadronirsi della società civile attraverso la creazione di una fitta rete di agganci e ricatti.


A cercare la droga non sono più solo emarginati e depressi, ma persone «normali» che vogliono solo darsi una marcia in più e superare i propri limiti.
Non esistendo alcun problema alla base, uscirne è ancora più difficile.

«La dipendenza da cocaina é una malattia vera e propria, cronica e facilmente soggetta a ricadute», conclude Gatti. «Oltretutto non esistono farmaci specifici per curarla, ma solo per contrastarne i sintomi. Chiedere aiuto è la soluzione migliore: il servizio sanitario nazionale offre servizi pubblici per le tossicodipendenze, i Sert, attivi in tutte le Asl e ben radicati nel territorio, che offrono un buon livello di assistenza grazie all’azione integrata di medici, psicologi, psichiatri e gruppi di autoaiuto. Esistono poi anche associazioni, consultori e comunità di recupero private no profit convenzionate con il SSN. Il percorso da compiere è lungo e tortuoso, ma è la strada giusta per eliminare la cocaina e il suo mondo dalla propria vita, costruendosi un’alternativa efficace per tornare a condurre una vita normale».

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