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Epigenetica e immunoterapia contro il cancro

Uno studio tutto italiano

Dal 14 al 18 aprile prossimi, a Chicago, si terrà l’annuale Congresso dell’AACR (American Association for Cancer Research) e in quell’occasione l’italiana Fondazione NIBIT (Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori) presenterà, nella sezione dedicata alle ricerche maggiormente innovative e di grande impatto scientifico, i risultati preliminari del NIBIT-M4: uno studio atto a valutare, per la prima volta, la combinazione di un farmaco epigenetico e di una terapia immunomodulante nel trattamento del melanoma metastatico.


L’epigenetica, branca della genetica che studia le modificazioni ereditabili che modulano l’espressione genica, pur non alterando la sequenza del DNA, ha dimostrato di avere un ruolo importante in molti dei meccanismi di crescita e progressione tumorale, nonché nel potenziare l’immunogenicità delle cellule tumorali ed il loro più efficace riconoscimento da parte del sistema immunitario.

Ma per comprendere meglio lo studio italiano è bene chiarire anche come la lotta ai tumori sia stata rivoluzionata, negli ultimi dieci anni, dall’immunoterapia: l’idea alla base di questo approccio terapeutico è quella di sfruttare la capacità innata del sistema immunitario di riconoscere il cancro; capacità che, col passare del tempo, tende a spegnersie e che va dunque tenuta sempre attiva mediante l’impiego di farmaci opportuni. Dall’avvento di primi farmaci capaci di agire sui meccanismi che regolano il sistema immunitario si è avuto un susseguirsi di risultati positivi, ai quali va ad aggiunersi ora il NIBIT-M4 che, come si diceva, è un approccio che unisce un farmaco epigenetico e uno immunomodulante con lo scopo di tenere sotto controllo la malattia, cronicizzandola. 

Quello epigenetico è un farmaco capace di modificare le caratteristiche immunologiche del tumore e dell’ambiente in cui vive per renderlo più visibile alle difese immunitarie, mentre l’anticorpo immunomodulante attiva il sistema immunitario in modo che sia maggiormente reattivo a riconoscere le cellule tumorali modificate. La loro combinazione è alla base di un’innovativa strategia sequenziale che ha lo scopo di fare in modo che il tumore ‘abbassi la guardia’, aiutando così il sistema immunitario a operare più efficacemente.

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