Innanzitutto, attenzione al biglietto da visita (oppure al ricettario): Specialista in Chirurgia Generale – Chirurgia Plastica, proprio come Chirurgo Estetico, sono espressioni che possono nascondere una truffa, quella di far finta di essere specialisti in chirurgia plastica senza esserlo in realtà.
È questa una delle dritte di La Bellezza Sicura, iniziativa della SICPRE, Società italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, tesa ad accrescere in chi pensa di sottoporsi a un ritocco estetico la consapevolezza per quanto riguarda la scelta degli operatori, dei materiali, delle strutture. Declinata anche in una campagna pubblicitaria, l’operazione si articola in un vademecum pubblicato sul sito della Società scientifica, che contiene una serie di »consigli pratici», ad uso e consumo dei potenziali pazienti.
«Il primo – spiega il presidente Fabrizio Malan – è proprio quello di rivolgersi a uno specialista, ovvero a chi dopo la laurea in Medicina e Chirurgia ha studiato e fatto pratica per altri cinque anni nelle Scuole di Specialità, imparando le tecniche e affinando la conoscenza dei materiali. Qualcuno andrebbe da un oculista che non ha conseguito la specialità? Lo stesso dovrebbe valere per la chirurgia plastica».
Attenzione poi ad esigere l’ »etichetta» delle protesi in caso di mastoplastica additiva o ricostruzione del seno: in futuro si potrà rivelare utilissima per avere tutte le informazioni (data di fabbricazione, azienda produttrice, materiale) sul dispositivo impiantato. Non sono senza rischi neanche le cosiddette »punturine», ovvero le varie sostanze iniettabili utilizzate per colmare i solchi e attenuare le rughe d’espressione: gli unici prodotti da accettare sono quelli che recano sulla confezione il marchio CE, che garantisce la conformità agli standard europei di produzione e sicurezza.
Non mancano infine le dritte per quanto riguarda la clinica (che deve essere in possesso delle regolari autorizzazioni regionali) e soprattutto il costo: se quello complessivo è inferiore a quello dei materiali che sono stati utilizzati per eseguirlo, non ci si può cullare nell’illusione di aver fatto un grande affare, ma ci si deve preoccupare, e tanto. Come nel caso di una mastoplastica additiva eseguita a 2.000 euro.