Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia europea dell’ambiente nel suo rapporto Air Quality 2014, l’Italia risulterebbe ai primi posti della classifica dei Paesi più inquinati d’Europa, insieme con Bulgaria, Slovacchia, Polonia, Turchia e Repubblica Ceca. I numeri parlano chiaro: polveri sottili e ozono avrebbero causato nel 2011 ben 3.400 morti premature. «I dati dell’EEA – ha dichiarato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, all’interno di una nota diffusa di recente – sono l’ulteriore conferma che tra le principali cause che minacciano la salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente c’è sicuramente l’inquinamento atmosferico. Una emergenza che colpisce il nostro Paese ormai da troppo tempo con l’area della Pianura Padana, ancora una volta tra le più critiche d’Europa».
Per difendersi dall’inquinamento, oltre ad evitare di praticare attività fisica all’aperto soprattutto nel centro delle grandi città – consigliano gli esperti -, un valido aiuto sembrerebbe arrivare ancora una volta dal cibo. A confermarlo sono i risultati di uno studio della durata di 11 anni, effettuato su 573 anziani, e presentato all'American Heart Association's Scientific Sessions 2014 di Chicago da Jia Zhong, studente dell'Harvard School of Public Health di Boston.
I dati raccolti hanno svelato che un aumento per 48 ore dei livelli medi di particelle inquinanti presenti nell'aria aumenta la variabilità della frequenza cardiaca, un evento questo in grado di moltiplicare, a sua volta, le probabilità di incorrere in un attacco di cuore, o di sviluppare gravi problemi cardiaci. Il rischio sarebbe particolarmente elevato per gli uomini caratterizzati da una variante più forte della proteina toll-like receptor 2, mentre verrebbe ridotto negli individui che introducono regolarmente attraverso l’alimentazione una buona dose di flavonoidi, strumento efficace per la riduzione della risposta immunitaria provocata dall’inquinamento.
«I flavonoidi sono composti alimentari presenti in micro quantità in alcuni cibi, in particolare frutta e verdura. Sono dei non nutrienti, una loro carenza non comporta conseguenze dirette sull’organismo, come avviene invece per esempio per le vitamine. Essi hanno però effetti biologici rilevanti sulla nostra salute: da qui la loro importanza in termini di benessere» spiega la dottoressa Emanula Russo, dietista presso l’Istituto Clinico Sant’Ambrogio di Milano.
Tra gli alimenti più ricchi di queste sostanze, oltre ai frutti di bosco ed al tè verde – le cui proprietà antiossidanti sono ben note – troviamo anche:
– gli agrumi: sono un'ottima fonte di vitamina C, che oltre a rafforzare il sistema immunitario, permette al nostro organismo un miglior assorbimento del ferro ed ha quindi proprietà antianemiche. Grazie ai flavonoidi in essi contenuti, combattono l'attività dei radicali liberi. Nelle arance in particolare, sono presenti gli antociani, pigmenti che danno loro il colore caratteristico e che hanno proprietà antiossidanti, con tutti i benefici che ne conseguono. Gli agrumi in generale contengono poi una buona quantità di potassio, che aiuta a prevenire problemi muscolari e ipertensione arteriosa.
– il cioccolato: quello fondente in particolare è un concentrato di flavonoidi, la cui presenza è confermata dal sapore amaro ed astringente che questi non nutrienti conferiscono. Studi scientifici confermano i suoi effetti positivi in termini di prevenzione delle malattie a livello del sistema cardiovascolare. Grazie ai polifenoli in esso contenuti, il cioccolato agisce inoltre come fotoprotettore nei confronti dei raggi UV: per questo se ne consiglia il consumo ai soggetti con pelle sensibile.
– l’olio d’oliva: questo condimento è ricco di micronutrienti essenziali. Non solo flavonoidi, ma anche vitamine, fitosteroli, B-carotene e tocoferoli. Gli acidi grassi presenti in quello extra-vergine (principalmente monoinsaturi e polinsaturi) contribuiscono al benessere e al trofismo delle cellule.
– i fagioli: sono una buona fonte di vitamine del gruppo B e di flavonoidi. Un consumo regolare non solo è importante per l'elevato contenuto amminoacidico, ma anche perché, come gli altri legumi, sono in grado di abbassare i livelli di colesterolo e, grazie all'elevata presenza di fibre alimentari, di prevenire problemi intestinali di stitichezza.