Per 43 italiane su 100 compromettono la vita sociale, per il 53% quella di coppia, quella lavorativa o scolastica per ben il 70%. Sono i disturbi premestruali – mal di testa, irritabilità, instabilità dell’umore, alterazioni del sonno, gonfiore, stanchezza – che costringono il 25% delle donne a rimanere a casa per un giorno o più al mese. È quanto emerge dal sondaggio condotto dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), su un campione di 743 donne e presentato a Venezia durante il XIII Congresso mondiale della International Academy of Human Reproduction.
La sindrome premestruale è un insieme di disturbi spesso considerati, per motivi culturali, un destino ineluttabile connaturato all’essere femminile. Solo il 30% delle donne ne parla col ginecologo: chi lo fa invece ottiene in genere una risposta appagante. Il 22% ha utilizzato la pillola contraccettiva per risolvere il problema con un grado di soddisfazione elevato nel 75% dei casi.
In particolare, è disponibile da un mese anche in Italia Yaz, un nuovo estroprogestinico a base di drospirenone, capace di assicurare una gestione ottimale della sintomatologia premestruale. Il drospirenone aiuta anche a ridurre il peso e contrastare la ritenzione idrica. Possiede inoltre un effetto anti-androgenico importante per il trattamento dell’acne, dell’irsutismo e di altri disturbi iperandrogenici.
Ma una donna su due (51%) non parla con nessuno del proprio problema e sceglie invece soluzioni fai da te: il 62% aspetta che passi. Il 30% assume farmaci antinfiammatori o antidolorifici. Rimedi temporanei e poco efficaci: il 46% delle donne si dichiara per nulla o scarsamente soddisfatta.
La tensione premestruale rappresenta uno fra i disturbi più diffusi, causata dalla ritenzione idrica che comporta gonfiore e indolenzimento addominale e mammario (entrambi al 54%). Può interessare fino all’80% delle adolescenti. Gli estroprogestinici rappresentano in genere la soluzione proposta in prima battuta, anche se in alcuni casi la stessa sintomatologia premestruale compare nella settimana di sospensione. Un problema risolto con la nuova pillola, che prevede l’assunzione continuativa.
Ma solo il 18% delle donne che hanno partecipato al sondaggio utilizza gli anticoncezionali ormonali orali, percentuale in linea con la media italiana: in testa la Sardegna (28,6%) seguita da quasi tutte le regioni del Nord. Fra queste il Veneto, che rappresenta quella con le più basse percentuali (16,1%), decisamente inferiori rispetto alle zone più industrializzate del Paese (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana). Segue il Sud, con i livelli minimi di Campania e Basilicata, dove non si raggiunge l’8%. Dati che confermano la resistenza delle nostre connazionali nei confronti di questo contraccettivo, per paura di ingrassare e avere la cellulite.
Al Congresso di Venezia, che si ripete ogni 4 anni e vede riuniti oltre 2.000 fra i maggiori esperti al mondo, si è parlato anche di altri benefici extracontraccettivi della pillola, come la prevenzione del rischio di cisti ovariche e mammarie benigne, di fibromi o di endometriosi, considerando i quali si può facilmente considerare la pillola come un concreto aiuto per la miglior conservazione della fertilità femminile.
Per migliorare il livello di consapevolezza sui sintomi premestruali e la loro gestione la SIGO ha promosso un opuscolo rivolto alle donne e distribuito negli ambulatori dei ginecologi e dei medici di famiglia.