Quanti hanno pensato, almeno una volta nella vita, di farsi un ritocchino? Quanti italiani si sono sottoposti a interventi di chirurgia e medicina estetica o vorrebbero farlo?
Secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica, sono circa un milione gli interventi estetici eseguiti in Italia nel 2013. Ma fra il bisturi e il trattamento estetico (botulino o acido ialuronico che sia), è il secondo a vincere, con il 75 per cento delle preferenze, mentre alla chirurgia va un modesto 25 per cento. Evidentemente gli italiani/italiane, vista la crisi, piuttosto che rinunciare a una aggiustatina, si orientano verso trattamenti mini-invasivi, di gran lunga più economici.
Sul fronte della chirurgia, sempre secondo il rapporto, le prime posizioni vanno alla liposuzione (44.464) e alla mastoplastica additiva, ovvero l’aumento del seno (33.481) che si conferma l'intervento più richiesto dalle donne. Il terzo posto, invece, va al cosiddetto ringiovanimento dello sguardo (31.982), mentre è in forte crescita la rinoplastica (23.892).
Alcuni di questi interventi però possono portare a effetti indesiderati. Come spiega Alfredo Borriello, direttore dell'Unità operativa di chirurgia plastica all'ospedale Pellegrini di Napoli: «La liposuzione può provocare ipovolemia (una pericolosa riduzione del volume di sangue circolante, ndr), la mastoplastica può generare sanguinamento o ematomi, mentre nella rinoplastica possono verificarsi difficoltà respiratorie».
La fascia di età più rappresentata è quella dai 35 ai 50 anni e le regioni dove si fanno più interventi sono la Lombardia (20,57 per cento), il Lazio (20,31 per cento) e l’Emilia Romagna (12.50 per cento), anche se bisogna sottolineare la tendenza dei pazienti del Sud Italia a spostarsi al Centro o al Nord.
Per quanto riguarda, invece, la medicina estetica, la stragrande maggioranza dei trattamenti riguarda il viso. Al primo posto c’è l'acido ialuronico (289.607), seguito dalla tossina botulinica (223.500) e dall'idrossiapatite (filler di lunga durata) i cui numeri sono triplicati raggiungendo oggi le 45.000 procedure.
Ma da un punto di vista etico, come si comporta un chirurgo plastico durante la prima visita? Deve guidare il/la paziente verso la soluzione più adeguata o semplicemente esaudire i suoi desideri? «Sono sempre più numerose le donne di tutte le età che sentono la necessità di migliorare il proprio aspetto fisico ricorrendo anche a trattamenti non chirurgici – continua Borriello -. Cerco sempre di aiutare le mie pazienti a dosare con cautela la loro voglia di cambiamento e in alcuni casi l’esperienza del chirurgo porta a richiedere l’eventuale consulenza di uno psicologo, soprattutto nei pazienti affetti da dismorfofobia (immagine alterata del proprio aspetto, ndr)».
C’è poi il problema degli interventi sui minorenni (3.781, lo 0,4 per cento del totale), che riguardano questioni di tipo funzionale o sociale, come l’otoplastica, la correzione delle orecchie a sventola, la rinoplastica, il rimodellamento del naso, la riduzione della gigantomastia (il seno troppo voluminoso). Mentre il fenomeno del baby tox non riguarda l'Italia, dove non si registra alcun impiego di tossina botulinica tra i minori di diciotto anni.
Come spiega Borriello, «a volte è necessario dire no a richieste assurde; non è l’età il problema, anche se non opero pazienti sotto i diciotto anni, ma la reale utilità dell’intervento. Prima di una rinoplastica, ad esempio, bisogna valutare l’armonia complessiva del viso. Un’alterazione del seno può creare disagi anche a una ragazza giovane – continua il chirurgo napoletano – cosi come uno zigomo o un volto disarmonico può richiedere una correzione, ma cerco sempre di capire le motivazioni che spingono a avanzare certe richieste. Se non vedo la necessità di interventi estetici dico alla paziente che non ha bisogno di nulla».
Ma quanto peso danno le persone alla serietà del medico che scelgono per un intervento di chirurgia plastica? Risponde ancora Borriello: «La fama e l’esperienza sono i principali elementi su cui si basano i pazienti nella scelta del medico. Molti, però, danno importanza anche al passaparola e ai consigli di amici o famigliari».
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