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Curare la psoriasi: tutte le possibilità

Le strategie terapeutiche finora adottate in Italia per la gestione clinica della psoriasi sembrano essersi basate più su abitudini e tradizioni locali che su criteri fondati su chiare prove di efficacia. Sarebbe invece auspicabile che, da una parte, i trattamenti proposti ed erogati rispondessero a criteri di efficacia in base alle prove della letteratura scientifica e che, dall’altra, fossero il più possibile uniformi sull’interno territorio nazionale.


Per questo motivo sono nate le Linee Guida sulla Psoriasi, grazie alla collaborazione tra la SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgia, Estetica e delle Malattie a Trasmissione Sessuale) e l’ADOI (Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani).

Secondo queste indicazioni, i trattamenti per la psoriasi possono essere di tre tipi:

  1. Topici: si tratta di farmaci applicati direttamente sulla superficie cutanea. I prodotti più recenti (steroidi topici, derivati della vitamina D e A) sono dotati di maggiore accettabilità cosmetologica (non macchiano, non hanno odore sgradevole) rispetto ai rimedi più antichi (catrami, ditranolo). Per essere efficaci devono essere applicati secondo tempi e modi ben definiti (in genere due-tre settimane di trattamento sono necessarie osservare i primi effetti terapeutici). Spesso però l’aderenza del paziente alla terapia non è ottimale.
  2. Sistemici: riservati alle forme di psoriasi più grave ed estesa (20-30% dei casi), i farmaci sistemici convenzionali come ciclosporina A, methotrexate, e retinoidi sono immunosoppressori non selettivi, il cui utilizzo prolungato può associarsi a effetti tossici a livello renale ed epatico; mancano, inoltre, di una sicura efficacia nel tempo.
  3. Con luce ultravioletta: impiegano l'esposizione a fonti di luce ultravioletta (UVB e UVA). Una modalità particolare è quella che prevede l'associazione di radiazioni UVA e di psoraleni assunti per bocca (PUVA terapia sistemica) o anche per applicazione topica (bath-PUVA).

Ma i problemi posti dalle terapie attuali sono molti e difficili da risolvere, come ammette lo stesso Presidente SIDeMaST, il professor Alberto Riannetti: «I farmaci oggi disponibili controllano solo temporaneamente la sintomatologia, ma presentano pesanti effetti collaterali in termini di sicurezza, praticità ed efficacia. In futuro, grazie alle nuove molecole biologiche ottenute attraverso le tecniche del DNA ricombinante, avremo a disposizione terapie più facili da gestire, efficaci, sicure e capaci di un controllo a lungo termine della malattia».

Intanto la ricerca si sta movendo: al fine di ottimizzare l'efficacia delle diverse modalità terapeutiche riducendo, parallelamente, i possibili effetti avversi, è stata proposta (ma non ancora valutata) una strategia di rotazione dei trattamenti, cioè la somministrazione in successione di differenti farmaci. In alternativa, è stata proposta la combinazione simultanea delle differenti terapie.

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