Sanihelp.it – La formazione
L’Ordinamento della professione di psicologo (decreto 56 / 1989) sancisce che «l’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato a una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione quadriennali».
Vediamo nel dettaglio i contenuti e le fasi della formazione dello psicologo insieme al professor Stefano Cappa, Preside della Facoltà di Psicologia e docente di Neuropsicologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.
«L’iter si articola in una laurea triennale e una biennale, per poi proseguire con una scuola di specializzazione o con un dottorato.
Il nostro corso triennale si basa su un’idea precisa della psicologia: una scienza che studia il funzionamento della mente e della persona nelle loro manifestazioni normali e patologiche.
Lo studente deve acquisire solide conoscenze nelle scienze di base (biologia, statistica, neuroscienze), oltre che nelle aree classiche della psicologia.
Il Corso di Laurea fornisce anche competenze pratiche, sulla metodologia e le tecniche della valutazione psicologica, applicate ad ambiti quali la gestione delle risorse personali nel mondo produttivo, la valutazione psicometrica di soggetti normali e affetti da patologia neurologica e psichiatrica e la consulenza individuale e di comunità.
Il corso è aperto a un numero limitato di studenti (70 all’anno). Per accedervi non è richiesto un particolare titolo di studio, ma è necessario superare un test di ammissione multidisciplinare.
Il percorso prosegue con una scelta tra due bienni.
Il Corso di Laurea Specialistica in Psicologia Clinica fornisce una formazione nei settori della psicologia a orientamento clinico, con attenzione per gli aspetti individuali e relazionali.
Il Corso di Laurea Specialistica interfacoltà in Neuroscienze Cognitive nasce da un progetto che vede nello studio della mente e dei suoi rapporti con il cervello una delle aree scientifiche centrali per il futuro.
Il corso è incentrato su metodi provenienti dalle neuroscienze, dalla linguistica, dalla filosofia e dall’intelligenza artificiale».
Ricordiamo infine che, per l’abilitazione alla professione, è necessario, dopo la laurea e un tirocinio post-lauream, sostenere l’esame di Stato (decreto 240 / 1992), che consiste in una triplice prova: scritta (un tema in psicologia generale, psicologia dello sviluppo e della metodologia delle scienze del comportamento), pratica (discussione del protocollo di un caso) e orale (colloquio riguardante l’elaborato scritto e l’attività svolta durante il tirocinio).
La professione
Lo psicologo: tra le figure che ruotano intorno alla salute e al benessere dell’individuo è forse quella che riveste il ruolo più delicato e complesso, perché ha a che fare con la mente (e il cuore) delle persone.
In particolare, l’articolo 3 del Codice Deontologico degli Psicologi (approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine nell’adunanza del 27-28 giugno 1997) afferma che il dovere dello psicologo è quello di «accrescere le conoscenze sul comportamento umano e utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità.
Opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace».
Nello specifico, sancisce lo stesso documento, «la professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito».
Ma concretamente quali sono i requisiti fondamentali dello psicologo? Rispondono il professor Cappa e il professor Andrea Fossati, docente di Psicologia clinica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.
«Come ogni professionista che si rispetti (e con buona pace dell’immagine che ne danno frequentemente i media come di un ibrido tra l’indovino e la zia saggia che dispensa banalità), lo psicologo deve integrare nella sua identità professionale tre aspetti fondamentali:
- Il sapere: ossia deve possedere un adeguato bagaglio di conoscenze al passo con i progressi scientifici fatti dalla psicologia
- Il saper fare: ossia deve acquisire un adeguato corpus di tecniche di intervento scientificamente e clinicamente valide e/o di metodi, tecniche e modelli per la ricerca in psicologia
- Il saper essere: ossia deve acquisire un’identità professionale chiara, definita e tagliata su misura.
Ora, se il Sapere viene adeguatamente trasmesso (o almeno dovrebbe esserlo) dall’università, il Saper fare e il Saper essere dipendono largamente dalla formazione professionale sul campo dello psicologo.
A questo proposito è importante ricordare che la prima tappa della suddetta formazione è l’esperienza di tirocinio: più le attività di tirocinio sono raccordate al proprio curriculum di studi, più il proprio Sapere si unisce al Saper fare.
Inoltre, più l’attività di tirocinio è aggiornata e differenziata, più vasta diventa la propria conoscenza del mercato del lavoro».
Le prospettive per il futuro
«Per capire le possibilità di sbocchi professionali dello psicologo è necessario innanzitutto distinguere tra laureati in scienze e tecniche psicologiche, ossia in possesso di laurea di I livello in Scienze Psicologiche e iscritti all’Albo B dell’Ordine degli Psicologi, e psicologi, ovvero in possesso di una Laurea Magistrale in Psicologia e iscritti all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi: se per i secondi la situazione attuale è abbastanza chiara, è ancora presto per identificare un mercato del lavoro per gli iscritti all’albo B», affermano il professor Cappa e il professor Fossati.
«In secondo luogo», proseguono i professori, «i neolaureati devono mettersi in testa una cosa: non esiste solo l’intervento nell’ambito del disagio mentale. Vi sono infatti diversi campi di intervento:
- l’azienda: lo psicologo ottimizza la gestione delle risorse umane oppure è coinvolto nella pianificazione delle strategie pubblicitarie e di marketing
- la scuola: lo psicologo mette in atto attività specifiche di intervento e fa da interfaccia tra il mondo della scuola, i minori e le famiglie
- la terza età: la popolazione italiana sta invecchiando: sempre più lo psicologo sarà coinvolto nella diagnosi e nella riabilitazione nei decadimenti cognitivi della terza età
- lo sport: lo psicologo aiuta un atleta ad affrontare e superare i propri limiti e a tollerare le sconfitte e fa da mediatore tra persone altamente competitive che devono collaborare tra loro e con l’allenatore
- la ricerca: si può svolgere in ambiti tradizionali della psicologia clinica e sperimentale o in settori relativamente nuovi come la neuropsicologia cognitiva o le neuroimmagini funzionali
- la clinica: psicologia clinica NON significa solo applicazione della psicologia al disagio mentale o cura psicoterapeutica, ma applicazione delle tecniche di intervento psicologico a questione relative al singolo utente (applicazione, cioè, a un soggetto particolare di principi tecnici generali).
Quest’ultima figura, cioè lo Psicologo Clinico, si diversifica in numerosi ambiti: attività diagnostiche, di prevenzione, di abilitazione-riabilitazione e di sostegno rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.
Per esempio, collabora col personale medico nella comunicazione della diagnosi e nell’assistenza di pazienti con prognosi infausta oppure è impegnato nelle campagne di promozione della salute.
Infine c’è il mondo forense, che cerca dalla psicologia clinica risposte relative non solo alla responsabilità dell’autore di un crimine, ma anche per esempio all’idoneità genitoriale di una coppia all’adozione».
Per semplificare, esistono tre livelli di intervento:
- la somministrazione di strumenti di valutazione e l’attività di counselling, che possono essere svolte da laureati in scienze e tecniche psicologiche
- le attività di diagnosi, valutazione e di intervento psicologico NON psicoterapeutico, che possono essere svolte da psicologi
- gli interventi psicoterapeutici, che possono essere svolti da psicologi in possesso di un titolo di specializzazione e iscritti all’albo degli psicoterapeuti.
Gli aspetti umani
Il professor Fossati ammette che spesso gli studenti sono un po’ intimoriti dall’idea di non essere all’altezza di un compito così complesso, e si chiedono quali siano le caratteristiche e le reali capacità personali e caratteriali di un bravo psicologo.
«In realtà è più facile di quanto sembri», tranquillizza il professore.
«Mi rivolgo a tutti coloro che aspirano a intraprendere questa meravigliosa professione: se siete curiosi, capaci di interagire e di cooperare con altri esseri umani e non presentate gravi turbe comportamentali, potete tranquillamente considerarvi in grado di diventare degli psicologi.
Per il resto, non si tratta di possedere facoltà innate, ma di acquisire, attraverso un percorso formativo professionalizzante, delle conoscenze tecniche e scientifiche adeguate a Sapere, Saper Fare e Saper essere degli psicologi».
E per gli aspiranti psicologi può essere utile dare un’occhiata al decalogo emesso dall’Ordine Nazionale degli Psicologi e destinato ai clienti/pazienti che desiderano instaurare un rapporto chiaro e sereno con lo specialista:
- Lo psicologo non prescrive farmaci e fa psicoterapia solo se è specializzato.
- Telefonate all’Ordine Regionale o Provinciale degli psicologi se avete dubbi sulla specializzazione dello psicologo.
- Chiedetegli quale tipo di psicoterapia intende applicare con voi.
- È vostro diritto conoscere la durata approssimativa della terapia, il costo delle sedute e le regole del rapporto terapeutico.
- È vostro diritto interrompere la terapia se questa non dà risultati.
- Lo psicologo è obbligato al più assoluto segreto professionale.
- Con lo psicoterapeuta non si fa amicizia, non si fa psicoterapia con gli amici.
- Lo psicologo non propone al suo paziente affari economici.
- Lo psicologo non accetta compensi al di fuori di quelli pattuiti.
- Chi richiede lo psicologo al servizio pubblico può rifiutare colloqui preliminari con psichiatri o assistenti sociali.