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Distratto? No, malato di ADD

Sanihelp.it – Gli uomini sono specialisti della distrazione, soprattutto quando il loro compito richiede un notevole impegno intellettuale.


È anche vero però che nell’era di e-mail, instant messaging e motori di ricerca le potenziali distrazioni per chi lavora al computer sono molto intriganti.

Mentre una volta distrarsi significava temperare una matita o accendersi una sigaretta, oggi esiste un universo di diversivi da acquistare, ascoltare, osservare e inviare e questo rende il raggiungimento della concentrazione un obbiettivo sempre più impegnativo.

«È così dura, per via di tutte le opportunità oggi a nostra disposizione, come Internet», sostiene John Ratey, professore associato presso la Harvard Medical School, specializzato in problemi dell’attenzione.

Il dottor Ratey definisce questo fenomeno pseudo-ADD (o pseudo-disturbo da deficit di attenzione), per rispetto verso coloro che soffrono di un disturbo da deficit di attenzione clinicamente diagnosticato.

Esperti di informatica e psicologi stanno studiando il problema del calo di attenzione e alcuni stanno lavorando alle possibili soluzioni.

Ben Bederson, che dirige il laboratorio sull’interazione uomo-computer presso l’Università del Maryland, spiega che il suo obbiettivo di progetto è quello di generare nell’utente la minima possibile distrazione: «Stiamo tentando di formulare ipotesi su come le interfacce dei computer siano di ostacolo alla concentrazione».


Per esempio, quando facciamo scorrere un documento sul computer, con alcuni software la pagina salta e ciò è un invito alla distrazione, in quanto è necessario che l’occhio si abitui nuovamente al documento per potere continuare a leggere.

Per aiutare la gente a evitare questo tipo di interferenze, il dottor Bederson ha dimostrato che lo scorrimento uniforme non soltanto è meno dannoso per gli occhi, ma riduce anche il numero di errori commessi nella lettura di un documento.

Alcune distrazioni però arrivano non invitate, come le e-mail.

Il dottor Halevy sta esaminando in che modo rendere l’e-mail intelligente, ovvero in grado di sapere quando è il caso di interrompere l’attività dell’utente. «L’utente sarebbe avvisato soltanto se l’ e-mail fosse pertinente all’attività di un dato momento. Sapendo che le proprie e-mail vengono smistate, esse non sarebbero più una distrazione».

Il dottor Halevy spiega che si tratta di un problema di difficile soluzione perché richiede al software una sofisticata comprensione del linguaggio naturale.

Il medico sta inoltre lavorando all’e-mail semantica, che dovrebbe rendere più semplice per il software del ricevente il compito di attribuirle una priorità.

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FonteBBC

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