Sanihelp.it – Devo ammetterlo, questa volta con la proposta del diario alimentare il mio dietologo si è superato.
Grazie a questo strumento impietoso mi sono accorta, calcolatrice alla mano, che sentirmi libera di mantenere il peso raggiunto in realtà mi ha fatto ingrassare di un chilo.
Lui lo aveva previsto: che sia anche un veggente oltre che un bravo medico?
La fatica di registrare, pesare e calcolare il valore calorico di ogni cibo è stata grande, ma illuminante.
Oltre a imparare a farmi l’occhio sulle quantità, ho scoperto che cibi insospettabili, di cui avrei potuto fare a meno, hanno inciso notevolmente sul conteggio calorico della giornata. Prendiamo il caso dei ravioli al sugo di noce: soddisfazione pari a una pasta al sugo, ma valore calorico triplo.
Certe gratificazioni, invece, si sono rivelate meno dannose del previsto.
Un esempio? La torta margherita a colazione è solo un po’ più calorica dei soliti biscotti, e la piadina con il prosciutto crudo ha meno della metà delle calorie di un panino da fast food.
Insomma, questo esperimento mi ha portato sull’orlo di un baratro ma mi ha evitato di cadere. Così ho capito che il vero scoglio della dieta non è tanto dimagrire, quanto rimanere magri.
Senza nulla togliere agli sforzi fatti fino a qui, quando si ha un obiettivo da raggiungere è molto più facile essere determinati. Dopo, invece, il rischio è pensare che ormai ci si possa permettere di tutto.
Mi è successo domenica, ma, giuro, non volevo.
Il bar era il solito di sempre, e forse anche lui era già passato davanti al mio sguardo, ma io, presa dalla fretta e dai pensieri, non lo avevo mai notato.
Stavolta invece è successo: mi sono fermata a guardarlo e in un istante ho realizzato che eravamo fatti l’uno per l’altra. Non potevo perdere tempo, doveva essere mio.
Alzarmi e vincere la paura non è stato facile, ma mi sono fatta coraggio e sono andata dritta al bancone, verso di luià¢àÂঠquel pasticcino con crema pasticcera e panna montata ormai potevo permettermelo!
Ebbene sì, senza accorgermi la mia mente ha formulato questa pericolosa giustificazione.
E forse avrebbe continuato a farlo in ogni bar, se non ci fosse stato il diario alimentare a esigere una riflessione.
Così ho capito: devo continuare a stare attenta a cosa metto nel piatto (e nello stomaco) fino a quando sarà diventata una sana abitudine.
La seconda settimana dell’esperimento è pensata per imboccare questa strada, e io sono decisaà¢àÂঠalmeno fino al prossimo incontro in un bar!