Sanihelp.it – «Mi chiamo Luca, ho 14 anni e frequento il primo anno di un istituto professionale. Vorrei raccontare la mia storia per aiutare chi non ha il coraggio di ribellarsi a uscire da una situazione difficile.
Per tutto l’anno scolastico appena trascorso ho subito maltrattamenti da parte di un trio di bulletti senza pietà della mia classe, che si divertivano a pasticciarmi i libri, a rubarmi il cellulare, a sottrarmi i soldi.
All’inizio cercavo di evitarli, ma loro mi trovavano sempre. Allora ho deciso di non subire più, e ho cominciato a vendicarmi: tutte le volte che i tre mi facevano un torto, li ripagavo con la stessa moneta.
A un certo punto qualcuno deve aver fatto la spia, perché il preside mi ha convocato nel suo ufficio e mi ha fatto davvero un sacco di domande su quei tre…
Alla fine ho anche dovuto ammettere che, sì, è vero, forse qualche volta ho esagerato anch’io, ma cosa potevo fare? Continuare a prenderle?
Con mia enorme sorpresa, il preside non mi ha sgridato ma ha sorriso.
Il giorno dopo ho saputo che anche quei tre erano stati convocati in presidenza. Ho avuto paura: adesso sapevano che avevo spifferato tutto, e me l’avrebbero fatta pagare. Sarebbe stata la mia fine.
Invece no. Da quel momento i tre hanno cominciato a difendermi da tutti quelli che si avvicinavano, e loro stessi hanno rinunciato a umiliarmi.
Cosa era successo in quell’aula? Cosa aveva detto il preside per convincerli a lasciarmi perdere e per trasformarli addirittura nei miei angeli custodi?».
In realtà il preside della scuola, ben consapevole di trovarsi di fronte ai responsabili del disagio di Luca, ha rinunciato alla punizione e ha preferito investirli di una missione degna di James Bond:
«Ho saputo che Luca è vittima di offese e violenze da parte di un gruppetto della vostra classe. Non so di chi si tratti, e chiedo a voi di scoprirlo.
D’altro canto, dovete anche osservare se lo stesso Luca mette in atto, magari inconsapevolmente, delle piccole provocazioni che lo rendono una facile vittima, o se reagisce in modo aggressivo agli attacchi.
Solo voi potete fare quello che vi ho chiesto: nessuno in quella classe, e in quel piano, è rispettato come voi.
Attenzione, non vi chiedo di diventare amici, solo di darmi una mano a risolvere questa situazione».
È così che, già dall’indomani, l’agenzia investigativa è partita all’attacco, e le angherie sono immediatamente cessate.
Sentirsi responsabili privilegiati (loro sono stati scelti in tutta la classe) di una incarico importante ha portato i bulli a scoprire una visibilità meno costosa e certamente più gratificante di quella perseguita con la violenza: questo significa spezzare il gioco del bullismo.