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Tumore alla prostata: si può uccidere a freddo

Sanihelp.it – Per guarire il tumore della prostata fino a qualche tempo fa non c’era altra soluzione che asportare l’intera ghiandola chirurgicamente. Con tutto ciò che comporta: un lungo e complicato intervento, il rischio di danneggiare le strutture adiacenti, una degenza prolungata in ospedale.


Il San Raffaele di Milano ha recentemente importato dagli Stati Uniti un nuovo sistema per aggirare tutti questi inconvenienti: la crioterapia.

La crioterapia di terza generazione permette di bloccare il tumore congelando le cellule della prostata e poi riportandola a temperatura normale. Il tutto grazie a due gas: l’argon, che porta la temperatura a -40àƒÂ‚à‚°C, uccidendo le cellule, e l’elio che le riporta alla loro condizione normale.

La tecnica è stata presentata per la prima volta in diretta da Milano ai 500 specialisti riuniti a Sorrento per il quarto congresso nazionale della Società di endourologia.

Questa nuova forma di terapia è molto meno invasiva della classica asportazione chirurgica perché può essere effettuata con una sonda endoscopica, poco più grande di un ago da biopsia. Il paziente può essere dimesso dopo 24 ore dall’intervento e dopo quattro giorni può riprendere l’attività lavorativa.

La crioterapia polverizza il rischio di danneggiamento delle strutture che circondano la prostata e che sono molto importanti per la funzionalità erettiva dell’apparato genitale.
I risultati dimostrano che l’80% dei pazienti riesce a mantenere la funzione erettile dopo questo tipo di intervento.

Ogni anno in Italia si ammalano di carcinoma della prostata circa 20 mila uomini, in prevalenza oltre i 65 anni, con una sopravvivenza a 5 anni di oltre il 65%. Evitando il ricorso a interventi chirurgici impegnativi questa tecnica è particolarmente indicata per le persone anziane o con altre malattie importanti.


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