Sanihelp.it – Sono in molti a pensare che le persone nascano con capacità più sviluppate di altre. Affermazioni ricorrenti come: «Lui è nato per suonare, io per dipingere», «Per la matematica non sono portato», oppure il classico detto «à¢àÂঠce l’ha nel sangue» sono forti indizi di questa convinzione. Ma è davvero così?
Sarebbe importante saperlo con esattezza, perché molte volte si obbligano bambini a cimentarsi in certe attività solo perché si è convinti che siano portati, o perché in famiglia ci sono molte persone appassionate di un certo hobby.
Una ricerca condotta da Christian Gaser e Gottfried Schlaug, dell’Harvard Medical School di Boston, sembra smentire l’idea dell’innatismo, e indica nell’esercizio la pratica fondamentale per sviluppare determinate capacità.
È il caso per esempio della sensibilità musicale e della capacità di trasformarla in pratica suonando uno strumento. Dopo aver analizzato attraverso la risonanza magnetica i cervelli di suonatori professionisti, dilettanti e non suonatori, i ricercatori americani hanno convenuto che le differenze nella massa cerebrale sono dovute essenzialmente all’esercizio e non alla conformazione originaria dell’encefalo.
I partecipanti, infatti, erano tutti di sesso maschile, destrimani e con quoziente intellettivo simile. Le analisi hanno mostrato che alcune aree della corteccia cerebrale avevano uno spessore massimo nei musicisti professionisti e minimo nei non musicisti. Mentre i musicisti dilettanti si situavano a un livello intermedio. In generale, il volume cerebrale era proporzionale alle ore passate a suonare.
Le aree interessate sono quelle percettive e motorie, intorno alla scissura di Rolando e che probabilmente analizzano i dati visivi e controllano che i movimenti delle mani siano esatti. Ma sensibili differenze sono state riscontrate anche nel gyrus di Heschl, una delle circonvoluzioni della superficie cerebrale causate dal ripiegamento all’interno della corteccia, e la parte sinistra del cervelletto, che servirebbe a imparare le sequenze corrette dei movimenti.
Dai risultati di questa ricerca si possono trarre due importanti conclusioni:
Nessuna via deve essere preclusa. Se un bambino desidera suonare uno strumento non gli va sbarrata la strada solo perché in famiglia non ci sono musicisti o perché inizialmente dimostra di essere in difficoltà.
Se al bambino non piace suonare significa che non si eserciterà con la giusta passione e determinazione e quindi non diventerà mai bravo. Facciamo attenzione a non cadere nell’errore opposto di spingere il bambino controvoglia.
Suonare uno strumento non significa solo musica, note e armonia. Significa anche sviluppo motorio e capacità di coordinazione. Sport e musica quindi possono essere due attività che si completano anche pensando alla scelta delle pratiche extra-scolastica.