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Fitoterapia: passato e presente

Sanihelp.it – Si può dire che la fitoterapia sia nata con l'uomo.
Fin dai tempi preistorici gli uomini, soprattutto attraverso l'esperienza diretta e l'osservazione di ciò che avveniva nel mondo animale, intuirono che alcune piante possedevano proprietà terapeutiche che potevano tornare utili per la cura dei propri malanni.
L'uomo primitivo agiva istintivamente, osservando gli animali mentre cercavano erbe particolari contro le quali strofinare le ferite oppure mentre se ne cibavano in preda a malori.


L'Europa, nonostante l'attuale posto di rilevanza occupato in quanto a progresso tecnologico, non ha avuto ai primordi della civiltà del genere umano la stessa importanza.
Ci sono giunte testimonianze dell'utilizzo erbe a scopo curativo in India fin dai tempi vedici (8.000 – 4000 anni a.c.). Analogo impiego in tempi di poco successivi presso i cinesi, anche se dobbiamo precisare che in forme più o meno consapevoli, l'utilizzo delle erbe a scopo terapeutico interessò varie parti del globo fin dai tempi della preistoria.

Gli Indiani d'America ad esempio avevano una vasta conoscenza delle erbe medicinali.
Inutile precisare che molti medicamenti venivano somministrati, e lo furono per lungo tempo in seguito con intenti magici.

Per alcuni versi curiosa l'associazione simbolica tra aspetti della malattia e alcune piante: le piante gialle simboleggiavano l'itterizia, quelle pelose la calvizie, il cardo il mal di gola. L'uomo della medicina utilizzava consapevolmente le varie piante medicinali ottenendo da esse effetti diversi: antifebbrile, lassativo, emetico, antispastico, diuretico , analgesico, favorente il respiro, sedativo, eccitante.

È capitato un po' a tutti noi di aver letto o sentito di droghe allucinogene utilizzate per vari scopi dagli Indiani d'America, anche in epoche lontanissime: le tribù Omaha, Kiowa, Fox avevano le loro società di devoti del peyotl, un fungo ad altissimo contenuto di mescalina.
Sempre con effetto allucinogeno venivano usate altre sostanze ottenute dalle piante, come lo stramonio, che producevano uno stato mentale ricercato soprattutto in certe cerimonie presso gli Indiani Mariposa.
Nel centro America, in particolar modo nel Messico, il clima caldo favoriva la crescita di numerose specie di piante medicinali.
Grandi utilizzatori e conoscitori dei rudimenti della fitoterapia furono gli Atzechi, presso i quali le piante medicinali della serra imperiale di Montezuma rifornivano di narcotici, antidiarroici, unguenti per malattie cutaneee medicine tutto l'impero. Sempre sottolineando l'enorme significato religioso e magico attribuito allora alle erbe medicinali, bisogna precisare che gli Atzechi prediligevano quelle sostanze in grado di espellere gli spiriti maligni attraverso l'induzione di diarrea, vomito o sudorazione.

Nella civiltà Incas largo impiego aveva il chinino, derivato dalla corteccia della china, fin da allora riconosciuto efficace nel trattamento della febbre malarica, e le foglie di coca, contenenti cocaina, di cui si apprezzavano le proprietà ora eccitanti ora sedative, a seconda delle quantità ingerite. Altri rimedi terapeutici ottenuti dalle piante erano l'atropina, l'ipecacuana, il curaro, la teofillina, e molte altre che fanno ancora parte della farmacopea moderna.
Esistevano poi piante i cui principi attivi causavano profondi effetti sulla psiche; per tale motivo trovavano largo impiego durante le cerimonie religiose, consentendo ai sacerdoti di ottenere fenomeni di trance o producendo effetti magici per alcuni dei loro interventi.
I tre prodotti più utilizzati erano il peyotl (una specie di cactus), il teonancatl (un fungo) e l'ololiuqui (un vino) i cui princi attivi erano rispettivamente la mescalina, la psilocibina e la psilocina. Largamente usato in Cile era il chamico, con proprieta' simili a quelle dell'atropina.

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