Sanihelp.it – Secondo i ricercatori, nei topi il gene , chiamato Hrb , è quasi identico a quello dei maschi umani , e studiare i roditori con carenze di Hrb potrebbe fornirci utili informazioni sull’infertilità maschile. «Abbiamo scoperto che la mancanza di un normale prodotto del gene Hrb influisce su alcune funzioni dello spermatozoo come la fusione spermatozoo-ovulo, la motilità degli spermatozooi e il numero di cellule seminali», afferma il Dott. Jan M.A. van Deursen della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota. «Questo risultato è interessante, perché questi difetti sono spesso associati all’infertilità negli uomini, e nonostante questa patologia sia molto comune tra i maschi, abbiamo poche informazioni sui geni essenziali per la produzione del seme», ha aggiunto lo scienziato. «Il nostro studio suggerisce che l’Hrb sia un importante gene della fertilità».
Il gene Hrb è responsabile della produzione di un componente strutturale chiamato acrosoma , che si trova sulla testa dello spermatozoo ed è necessario per la fecondazione . Essenzialmente, si tratta di uno spazio situato in cima alla cellula spermatica che contiene gli enzimi necessari alla fusione tra ovulo e spermatozoo durante la fecondazione. L’acrosoma si sviluppa dalla fusione di compartimenti più piccoli, spiega van Deursen.
Durante la loro ricerca gli studiosi hanno scoperto che i topi sprovvisti del gene Hrb non erano in grado di produrre spermatozoi capaci di fecondare un ovulo. Un’attento esame di queste cellule ha rivelato difetti nell’acrosoma.
«Il nostro studio dimostra che, in assenza di altre anormalità, i difetti nel gene Hrb dei topi sono causa di infertilità ed è quindi ragionevole pensare che le mutazioni dell’Hrb negli uomini potrebbe portare all’infertilità senza causare altri problemi di salute », ha dichiarato il medico.
Se le recenti scoperte non offrono «benefici immediati per la cura dell’infertilità negli uomini…il modello sviluppato per i topi potrebbe essere usato direttamente per test futuri e/o per il miglioramento di trattamenti contro l’infertilità», conclude van Deursen.