Sanihelp.it – Nel tumore gastrico la chemioterapia adiuvante non prolunga la sopravvivenza rispetto alla sola resezione chirurgica. Non esiste, infatti, differenza nella durata della sopravvivenza libera da malattia e di quella globale tra i pazienti, sottoposti a chemioterapia con la combinazione di cisplatino, epirubicina, leucovorina e 5-fluorouracile (PELF) dopo trattamento chirurgico e i controlli, sottoposti a sola chirurgia. Sono questi i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Journal of the National Cancer Institute, a firma del GOIRC (Gruppo Oncologico Italiano per la Ricerca Clinica).
Recenti studi avevano indicato che la PELF poteva migliorare la sopravvivenza libera da malattia nei pazienti con cancro gastrico in fase avanzata mentre, a oggi, la terapia disponibile potenzialmente curativa per il tumore gastrico non metastatico è la sola chirurgia.
In Italia, il tumore gastrico costituisce la quarta causa di morte per tumore, anche se la sua incidenza è in diminuzione. In Italia vengono colpite ogni anno 13.000 persone.
Per valutare l’efficacia della PELF il professor Francesco Di Costanzo, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e i colleghi del GOIRC hanno condotto uno studio controllato, randomizzato, su 258 pazienti, trattati con sola chirurgia o chirurgia seguita da chemioterapia PELF, tra il 1995 e il 2000. I risultati indicano che il 47.7% dei pazienti trattati con PELF dopo chirurgia e il 51.6% dei controlli ha avuto progressione della malattia. La sopravvivenza globale, alla fine di un follow-up di 72,8 mesi, era rispettivamente del 47% e del 45.3%. Considerando i risultati negativi dello studio e di altri sullo stesso trattamento, gli autori concludono che la chemioterapia adiuvante da sola rimane ancora un argomento molto controverso nel tumore gastrico operabile.
Questo studio sta provocando grande scalpore e interesse negli oncologi, tanto da discutere sull’opportunità di adottare comunque la chemioterapia e/o la radioterapia nel tumore gastrico.